Rulli di tamburo e squilli di fanfare hanno accompagnato la presentazione, venerdì, del Piano Paesistico del Lazio. La nostra Regione, un centrosinistra a guida Zingaretti, è tra le prime a varare lo strumento normativo che regola il pluriforme sviluppo del territorio, dall'edilizia ai centri storici alla difesa dei beni culturali e ambientali, ai monumenti ai campi coltivati. Il cammino è iniziato nel 1999 ed ora sta per compiersi: in autunno ci sarà il voto del Consiglio che cambierà qualcosa del testo e l'obiettivo sarà raggiunto. La stesura di base è stata «osservata» da privati ed enti pubblici 22.800 volte. La collaborazione tra ministero dei Beni culturali e Regione ha prodotto le «controdeduzioni» riportate dal Piano della giunta che sarà discusso dall'assemblea del Lazio. È garantito lo sviluppo legale e sostenibile? Non ci saranno più gli orrori a cui siamo abituati? Se fosse così, altro che fanfare: ci vorrebbero trombe d'argento e le note di Bach per annunciare il Piano, predisposto secondo il «Codice dei beni culturali e del paesaggio» del 2004. Il documento, in due parole, punta alla difesa dei centri storici e di ogni tipo di bene culturale (archeologia e Litorale, per capirci). La crescita urbana viene posta sotto uno sguardo severo, vengono semplificati nodi burocratici. Viene difeso il territorio agricolo. Ostentatamente trascurata dal centrodestra, la Lunga Marcia del Piano paesistico sembra ora vicina al traguardo. Nel sentir parlare di Piano sembra di udire l'eco di tempi lontani, quando in Italia si puntava sulla Città Pubblica con le case popolari, quando si anteponeva almeno a parole - la programmazione alla pura gestione. Quando qualcuno credeva nello sviluppo razionale, controllato, benefico, fertile. Come sono andate poi le cose si sa perché lo sviluppo urbano con le sue illegalità e con i suoi scempi sono sotto gli occhi di tutti. Quindi andiamoci piano, col Piano. L'impegno a preparare un sano sviluppo è da salutare con speranza: aspettiamo a dirci soddisfatti. Intanto, la Regione dovrà approvare una fondamentale Legge Urbanistica che però, finora, non fa quasi riferimento al Piano paesistico. La cartografia cui si riferisce questa sorta di "piano delle certezze" è del 2000: una realtà superata da fatti. Perché non si ricorre a quella del 2014? Sarà infine la gestione concreta della nuova pianificazione ad essere veramente decisiva. Un po' di pazienza per iniziare il concerto.