Gentile signora Bossi Fedrigotti, venerdì scorso, in concomitanza con l'anniversario delle Cinque Giornate, mi sono recato al Museo del Risorgimento di via Borgonuovo per visitare la mostra «La rivoluzione di Milano. I fatti e la memoria del 1848». L'esposizione, piccina ma molto curata, e completamente a mia disposizione dato che non c'era un'anima, mi ha portato via poco tempo. Così, visto che dall'ultima visita era trascorso un po', decido di andare a rivedere il museo. Alla cassa vengo ragguagliato su un paio di dettagli: che non dispongono di resto e che il museo è visitabile solo per metà perché, causa sciopero mezzi, non vi è sufficiente personale. «Metà museo, metà biglietto?». La domanda mi è uscita da sola, non tanto per l'irrisoria cifra di cinque euro, quanto per l'irritazione di sentire continuamente i dipendenti parlare del fatto che alle cinque e mezza si chiudevano i battenti per riuscire a tornare a casa. Non mi si fraintenda: lo sciopero dei mezzi causa disagi enormi a tutti i lavoratori ma l'approccio pressapochista al lavoro causa danni irreparabili a tutto il paese. Fortunatamente dispongo del taglio di banconota giusto e comincio la mia visita. Arrivato al limite del percorso praticabile, torno sui miei passi e domando se nei giorni normali sia accessibile un book shop. La signora, dopo avermi risposto che disponevano solo di volantini, mossa a pietà, mi consente di visitare il resto del museo. La ringrazio caldamente e riprendo il tragitto. Nel complesso, un'esperienza che definirei quasi horror: completamente solo; qualche led a intermittenza a creare ombre sinistre; il rumore dei miei passi che incrinavano un silenzio assoluto ed eroi del passato dimenticati che mi osservavano sconsolati. 18 Marzo 2016: la silenziosa e decadente solitudine delle sale di Palazzo Moriggia è stata più eloquente di qualsiasi commemorazione. E il «Corriere» non ha dedicato neanche una riga per celebrare il ricordo. E parliamo di un quotidiano fondato da un garibaldino. Mi domando cosa ne penserebbe Eugenio Torelli. Giampaolo Birolli Contento probabilmente non sarebbe il garibaldino Torelli (Viollier), napoletano che amava Milano, ideatore e fondatore di questo giornale, colui che il 18 marzo 1848 issò il tricolore sul punto più alto della città, la Madonnina. E ancora meno contento sarebbe vedendo così vuoto e abbandonato il piccolo, prezioso museo che custodisce i ricordi delle gesta di tanti suoi coetanei e amici. Ma da direttore di un quotidiano saprebbe che la memoria degli umani è breve, in grado a stento di tenere presenti le cronache di sei mesi fa, figurarsi quelle di centosessanta anni fa. Isabella Bossi Fedrigotti
L'epico Museo del Risorgimento e la memoria (corta) di Milano
La signora Isabella Bossi Fedrigotti visita il Museo del Risorgimento di via Borgonuovo per vedere la mostra "La rivoluzione di Milano. I fatti e la memoria del 1848". Tuttavia, il museo è chiuso a causa di un sciopero dei mezzi e la signora è costretta a visitare solo metà del museo. La signora chiede se nei giorni normali sia accessibile un book shop e la signora del museo le risponde che dispone solo di volantini. La signora Bossi Fedrigotti descrive l'esperienza come "orribile" e "silenziosa", e si chiede cosa ne penserebbe Eugenio Torelli, fondatore del Corriere, se vedesse il museo così vuoto e abbandonato.
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