La presidente del museo: «Non godiamo di favoritismi, siamo diventati una grande realtà internazionale» Giovanna Melandri, presidente del Maxxi: Vincenzo Trione sul Corriere della Sera ha ricordato che ben metà del Piano economico annuale per l'arte contemporanea finisce al Maxxi, quasi 900 mila euro. In più i 5 milioni di finanziamento statale. Non c'è il rischio di svantaggiare gli altri musei? «Prima replica tecnica: l'assegnazione della metà di quel Piano è prevista nel nostro statuto. Bisogna porsi una domanda: occorre all'Italia un museo nazionale di arte contemporanea che produca mostre, abbia una collezione, arricchendola continuamente, e offra al pubblico un panorama esauriente? Il legislatore ha detto sì istituendo il Maxxi. Si può discutere di tutto. Ma non è un favoritismo né, come scrive l'amico Trione, il frutto di un'anomalia o di privilegi legati a ambienti romani di cui non facciamo parte, visto che il nostro Direttore artistico è il cinese Hou Hanru». Il Piano economico obbliga di fatto alle acquisizioni di nuove opere. Trione, e non solo lui, vi accusa di non incrementare la collezione. «Hanru ha scelto di non acquistare opere sul mercato ma di produrre mostre che a loro volta producano opere che restano in collezione. Il costo di produzione per le acquisizioni della Collezione Arte, nel 2014-2015, è di 500 mila euro ma il valore delle opere è di 1.492.000. Molti artisti le hanno regalate, penso a Lara Favaretto o ai lavori esposti in Open Museum Open City che restano qui. Poi ci sono le donazioni, come "Dive into Criticism" di Mark Bradford, opera arrivata grazie a Stephen Robert e a Pilar Crespi Robert, che vale 518 mila euro. L'elenco delle acquisizioni è lungo, comprende Jan Fabre, Bill Fontana, Maurizio Nannucci, Olivo Barbieri, solo per fare qualche nome». Nel pamphlet di Alessandro Monti «Il Maxxi a raggi X» si parla di pubblico scarso, di costi di gestione elevati e di personale gonfiato. Come risponde? «Quel libro è del 2013. Abbiamo chiuso il 2015, col controllo inequivocabile del contapersone, a quota 355.268. Nel 2012, quando è arrivato questo nuovo vertice, erano 200 mila. Il febbraio 2016 si è chiuso con un 7 rispetto al 2015 e un 41 rispetto al 2014. Il personale: abbiamo 60 dipendenti, i più giovani definitivamente collocati grazie al Jobs act. Lo stesso numero del Pompidou-Metz che però ha 5.000 metri quadrati di aree espositive contro i nostri 10.000. La gestione? Nel 2012 il 70 del bilancio andava ai costi generali, ora siamo 50-50 per costi e attività istituzionali, cioè le mostre che vedono i cittadini». Trione vi accusa di provincialismo. «Abbiamo e avremo grandi mostre in accordo con Istanbul Modern o con la Barbican Art Gallery di Londra. Potrei dire lo stesso per interlocutori a Bruxelles, a Miami, in Giappone o in Argentina. Ormai siamo una grande realtà internazionale».
Melandri e le critiche al Maxxi: spese ridotte e più visitatori
La presidente del Maxxi, Giovanna Melandri, risponde alle critiche del Corriere della Sera, che sostiene che il museo riceve favoritismi e non incrementa la collezione. Melandri afferma che il Maxxi ha ricevuto 900 mila euro dal Piano economico annuale per l'arte contemporanea e 5 milioni di finanziamento statale. Chiede di capire se l'Italia ha bisogno di un museo nazionale di arte contemporanea che produca mostre e collezioni. Il Direttore artistico, Hou Hanru, ha scelto di non acquistare opere sul mercato, ma di produrre mostre che producano opere che restano in collezione. Il museo ha chiuso il 2015 con un pubblico di 355.
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