VENEZIA. La Venezia di terra, le «baronesse» e le architetture, anche etimologicamente, anfibie, scientificamente documentate nell'ultimo minuzioso volume dedicato alle Ville venete della provincia di Venezia. La pubblicazione, ricca di mappe, individuazioni catastali, foto e stampe d'epoca, è stata presentata ieri alla Scuola Grande S. Giovanni Evangelista. Settima fatica di una collana, per i tipi di Marsilio, che si concluderà entro l'anno con il volume dedicato alle ville venete in territorio friulano, mentre è in progetto una pubblicazione sui beni artistici delle ville. «Le 4.000 ville venete sono uno spaccato significativo della nostra storia e dell'offerta culturale di questa regione. Un patrimonio, quello delle ville venete», ha commentato il viceministro per i Beni culturali Antonio Martusciello, ieri in visita a Villa Contarini, «oggi sottostimato, forse per il non essere ancora integrato in un sistema di servizi e promozione del livello, ad esempio, dei Castelli della Loira». Residenze di svago e rappresentanza, luoghi di presidio del territorio e di coordinamento di attività fondiarie, queste alcune delle funzioni svolte ai tempi della Serenissima dalle ville delle più importanti famiglie veneziane. Edifici che hanno esportato in terraferma, trasformandola, la delicata ricercatezza delle facciate dei palazzi del Canal Grande. Ville meravigliose per architetture, ricchezze artistiche ma anche per la loro intelligente ubicazione. Ma se la città di Venezia ha saputo opporsi e respingere finora interventi che ne avrebbero stravolto l'identità, peggio è andata per le ville venete che hanno visto crescere intorno fabbriche, sedimi stradali, ferrovie. «Un valore, quello della relazione tra villa e territorio, che le radicali trasformazioni urbanistiche subite dall'entroterra veneziano hanno stravolto e che oggi quindi va recuperato in ogni modo», ha aggiunto Daniele Stival, presidente della commissione Cultura della Regione Veneto. «Le ville venete sono l'occasione per ripensare a un turismo diverso, ma va sottolineato che se ora possiamo approfittare di questo eccezionale percorso storico e architettonico lo dobbiamo all'opera svolta dall'Istituto Regionale Ville Venete che ha saputo intervenire e riportare allo splendore molte ville che tempo fa versavano in un drammatico stato di degrado», ha sottolineato Lietta Smajato, assessore al Patrimonio della Provincia di Venezia. Un lavoro importante quello svolto dall'Irvv che ha ereditato competenze e finanziamenti di quell'Ente per le ville venete che dal 1958 al 1978 seppe intervenire su ben 425 ville. «E' bene ricordare», ha spiegato Luciano Zerbinati, presidente dell'Irvv, «che l'entroterra veneziano ha corso più rischi rispetto alle altre province venete di perdere buona parte di questo patrimonio. Se è straordinario riscontrare come dal Settecento a oggi le ville venete lungo la Riviera del Brenta non abbiano subito perdite quantitative è al contrario impressionante la trasformazione a volte radicale patita dagli annessi e dall'utilizzo delle ville e dal contesto urbano in cui sono inserite». «Le ville venete sono anche un'opportunità per ricucire il territorio tra Venezia ed entroterra, e dare significato a una connessione storica e culturale che unisce immancabilmente da secoli le terre della Serenissima», ha ricordato Mara Rumiz, assessore ai Lavori pubblici del Comune di Venezia.