ROMA. Il cacciatore di libri è un signore dai capelli bianchi, gli occhi azzurri e i modi gentili. La sua missione non è usuale: insegue una biblioteca che è scomparsa da sessant'anni. Dario Tedeschi, avvocato romano, presidente di una commissione mista Stato-Comunità ebraica, sa che l'impresa è difficile. Ma non demorde. «Quella biblioteca non può essere svanita nel nulla». Settemila libri rarissimi, manoscritti, incunaboli, cinquecentine, opere prime, testi editi da Aldo Manuzio o da Nathan Soncino. Una raccolta splendida, dal valore inestimabile, indispensabile per gli storici che volessero ricostruire le vicende dell'ebraismo italiano e non solo. Fino a un tragico 11 ottobre 1943, la biblioteca (in verità erano due: una del Collegio rabbinico, l'altra della Comunità israelitica) era il fiore all'occhiello della Sinagoga di Roma. Fino a quando - nella Roma occupata - al portone della Sinagoga si presentarono due ufficiali in divisa da SS e misero i sigilli alle porte. Quello stesso giorno i nazisti si portarono via gii archivi della Comunità. Servirono come base alla razzia degli uomini e delle donne del Ghetto, cinque giorni dopo. Le persone finirono in un lager. I libri scomparirono letteralmente nel vuoto. Da allora gli studiosi li cercano invano. L'ultimo di questi «cacciatori» è appunto l'avvocato Dario Tedeschi, che due giorni fa ha avuto la soddisfazione di riportare a casa un rarissimo libricino rilegato in pergamena, un Pentateuco (i primi cinque libri della Bibbia) del 1680. Si è tenuta una piccola cerimonia a Palazzo Chigi con Gianni Letta e il rabbino Riccardo Di Segni. È tornato a Roma un frammento della biblioteca, rimasto chissà perché in Germania, a Hungen, dove nel dopoguerra funzionava un Ufficio restituzione beni agli ebrei. E che il Pentateuco sia un residuo di quella lontana razzia, lo testimonia l'etichetta: «Biblioteca del Collegio rabbinico di Roma». Ma delle due che si portarono via i nazisti, quella del Collegio rabbinico era la raccolta più piccola e meno importante, e ha ripreso il suo posto nel 1947. È della seconda biblioteca, quella più preziosa, quella appartenente alla Comunità, che si sono perse le tracce. Il guaio è che dei settemila libri non è rimasto neppure un inventario. Ci sono alcune descrizioni. Un repertorio parziale. Di certi testi unici, si trova traccia in saggi degli Anni Trenta. Il resto del racconto è dell'avvocato Tedeschi: «Una lettera, scritta subito, l'11 ottobre 1943, dai rappresentanti della Comunità al ministero dell'Interno e al ministero dell'Educazione nazionale per avvertire della rapina che si stava per compiere ai danni del Paese, non sortì alcun effetto. I nazisti incaricarono una ditta di trasporti, la "Otto Rosoni", di riempire due vagoni ferroviari che erano stati portati lungo i binari della circolare nera fin sotto la Sinagoga. I libri furono asportati. Poi furono i nazisti a piombare i vagoni e a curare il trasporto». Dove, non si sa. Ma questo è appunto il rompicapo della commissione. «Noi abbiamo formulato due ipotesi. La prima, è che gli americani abbiano versato i volumi ritrovati alle più diverse istituzioni culturali degli Stati Uniti. Siamo in attesa di una risposta da una biblioteca di New York. La seconda, è che la biblioteca fosse finita in qualche deposito secondario tra la Polonia e l'Ucraina, passati poi sotto il controllo sovietico, e che ora i libri siano inqualche scantinato in Russia. Siamo in contatto con la signora Ekaterina Genieva, direttrice della Biblioteca di Letteratura internazionale di Mosca». L'attenzione del «cacciatore» verso la Russia non è casuale. Lì l'ha indirizzato un anziano ufficiale, Seymour Pomrenze, colonnello in pensione dell'esercito degli Stati Uniti, che nel 1946 ebbe l'incarico di recuperare i beni razziati dai nazisti. A Offenbach, dove erano concentrate la maggior parte delle prede di guerra, la preziosissima biblioteca della Comunità israelitica di Roma non l'hanno mai vista. Non resta che l'ipotesi sovietica. Dario Tedeschi non si sbilancia, ma ci spera. D'altronde la signora Ekaterina Gemeva di recente ha ritrovato un'altra biblioteca razziata. Perché non questa?