La casa del conte Tosio come non l'avete mai vista: una casa-museo difficilmente aperto al pubblico. È uno dei venticinque tesori che oggi e domani i bresciani ritroveranno grazie alle giornate di primavera del Fai. A Brescia protagonista sarà la città disegnata da Rodolfo Vantini. La contessa coltivava erbe aromatiche sul terrazzo. Lui e la sua archistar, intanto, disegnavano caminetti e sale di specchi per il busto di Eleonora d'Este. Nelle stanze private del conte Tosio e di sua moglie si entrava da un passaggio segreto, in un corridoio con finti stucchi: al primo piano del loro palazzo, gli inquilini erano Raffaello, Hayez, Canova e Moretto. Macchine da scrivere, cellophan, la polvere sui divani di velluto: fino a qualche settimana fa, nell'acolva, nel boudoir e nella sala ovale c'erano calcinacci e roba da ufficio che nessuno usava più. Hanno passato la cera: a palazzo Tosio, «la più bella dimora neoclassica della nostra città» come dice il presidente dell'Ateneo Sergio Onger, è arrivata la primavera. Il garden club ha messo rose e sempreverdi nel giardino e la fondazione Ugo Da Como ha passato stracci e macchine lavapavimenti: la casa disegnata arredata da Rodolfo Vantini è pronta ad accogliere i suoi ospiti. Aria, almeno per due giorni: si spalancano le porte del palazzo e di luoghi dimenticati, a volte chiusi nei calcinacci dell'abbandono o diventati uffici. Oggi e domani c'è l'edizione numero 24 delle Giornate di primavera del Fai: il fondo e i suoi 1120 volontari, inclusi gli studenti-ciceroni, aprono al pubblico 25 beni, 8 in città il resto in provincia da Chiari a Ponte di Legno, e organizzano 13 eventi collaterali in 48 ore. La primavera sboccia nelle architetture del Vantini: nella Spoon river al cimitero monumentale, al Municipio di Rezzato, alla Tomba del Cane, nella chiesa parrocchiale di San Martino a Gargnano o sotto i timpani dell'ospedale di Travagliato. L'esercito di guide e ciceroni saranno anche a palazzo Tosio che ancora aspetta il restauro: per rifare tetti e impianto elettrico ci vogliono circa 400 mila euro. «La nostra priorità è la Pinacoteca, ma una volta aperta al pubblico cercheremo i fondi anche per questo luogo» ha fatto sapere il vice sindaco Laura Castelletti. Brescia Musei ha riportato il conte e i suoi vasi cinesi al loro posto: il ritratto, nei depositi della Loggia dal 1953, ora è appeso nel salone dov'era sempre stato. Ma sulla mappa del Fai, anche la casa, le chiese e i sepolcri disegnati dalla matita dell'architetto neoclassica. Esempi sparsi: villa Brozzoni, la fontana Porcellaga, o il Lazzaretto di, Salò. «Sarà la festa della bellezza» ha detto Federica Martinelli, capo delegazione del Fai di Brescia.