Fra i tanti beni culturali esistenti a Napoli, la Villa comunale è forse quello che possiede (o che possedeva) il maggiore valore identitario, quello cioè che più degli altri conserva la storia e la memoria di una città. Eppure, ironia della sorte, la Villa comunale è anche quello che, nell'ultimo decennio, ha ricevuto la minore attenzione da parte delle autorità locali. Scarsissima manutenzione, continue manomissioni, nessuna vigilanza, come se si trattasse di un modesto giardinetto di periferia privo di ogni valore e di cui sarebbe lecito anche sbarazzarsi. Una incredibile storia di degrado, quindi, che ha inizio una decina di anni fa e che, nonostante l'allarme lanciato da associazioni, giornali , ambientalisti ed intellettuali, ha reso oggi la Villa comunale di Napoli quasi irriconoscibile. Ma sopratutto una brutta storia di degrado, perché ricorda molto il modo con cui avviene in alcune città degli Stati Uniti il rinnovamento delle periferie, che consiste spesso nell'abbandonare queste aree urbane al loro degrado, fino al punto in cui diventi più conveniente eliminarle , per sostituirle poi con nuova edilizia. Si dirà che il caso della Villa comunale di Napoli non ha nulla a che vedere con queste forme di «violenza urbanistica» praticate in alcuni parti del mondo. Il che forse è vero, però è anche vero che lo stato di abbandono e di degrado in cui si trova oggi un gioiello culturale come la Villa comunale di Napoli è talmente incredibile da non potersi semplicemente ricondurre a fattori come la carenza di manutenzione o alla sciatteria dei giardinieri. Perciò diventa inevitabile pensare che anche nella storia del declino di questo storico giardino pubblico abbia operato una qualche forma di «degrado programmato», in vista di chissà che cosa. D'altra parte, per quanti sforzi si vogliano fare, sembra che non si possa spiegare in nessun altro modo il paradosso di un Comune come quello di Napoli che, mentre parla continuamente della necessità di tutelare e valorizzare il patrimonio storico-artistico di questa città, anche in vista del suo rilancio turistico, poi nei fatti tratti come «carta straccia» proprio quello che forse costituisce uno dei pezzi più importanti di questo patrimonio. Che cosa, infatti, è accaduto in questi ultimi anni? E' accaduto che la Villa comunale è stata oggetto di due grandi interventi che, al di là delle loro finalità, non potevano non creare quel tipo di degrado che ne sta oggi alterando il profilo. E forse non è neppure un caso che questi due interventi siano stati contemporanei ed abbiano interessato quasi geometricamente i due lati della Villa, quello della Riviera di Chiaia e quello di via Caracciolo. Quanto al primo, la responsabilità risale alla folle idea, partorita agli inizi degli anni novanta, di aprire una stazione della nuova metropolitana proprio dentro la Villa. Una idea che è stata una follia per almeno due motivi. Il primo riguarda il fatto che l'area della Villa era già servita da una linea tranviaria e da cinque linee di autobus, oltre che dalla vicinissima stazione di piazza Amedeo della vecchia metropolitana. Se c'era insomma in tutta Napoli un area che non aveva bisogno di nessuna nuova linea di trasporto pubblico, questa era proprio quella della Villa comunale, il che, per inciso, la dice lunga sulla razionalità cha spesso caratterizza la spesa pubblica nel nostro Paese. E comunque si poteva anche pensare ad una normale e semplice stazione, senza quell'enorme edificio sotterraneo e soprattutto con un solo accesso e non con cinque accessi come se si trattasse della piramide di Cheope. Invece è stata scelta, guarda caso, proprio la soluzione più ingombrante, vistosa ed invasiva possibile, cioè proprio quella che, come era evidente a chiunque, avrebbe distrutto una parte della Villa e danneggiato anche gli edifici adiacenti, come di fatto è accaduto. Il secondo motivo è che è stato del tutto ignorato dalle autorità locali il fatto che questa stazione avrebbe scaricato ogni giorno nella Villa una quantità enorme di visitatori, creando un sovraccarico turistico che un giardino antico e delicato non avrebbe mai potuto sopportare. Insomma, si è andati con la mano pesante, quando forse con un progetto più leggero la Villa non avrebbe riportato danni. Ma probabilmente era proprio questo che si voleva evitare ed infatti il gigantesco cantiere della metropolitana, oltre ai danni prodotti alla dinamica della falda acquifera, ha avviato il degrado di tutta la parte della Villa che si affaccia sulla Riviera di Chiaia, sempre con buona pace del Comune, della soprintendenza e delle altre istituzioni che avrebbero dovuto proteggerla. L'altro colpo alla Villa comunale di Napoli è stato invece assestato sul versante mare dal progetto dell'amministrazione comunale di trasformare il lungomare in un grande parco dei divertimenti, capace anche di ospitare grandi eventi. Questo progetto, che inizialmente sembrava circoscritto al lungomare, ha invece finito per interessare anche la Villa, in quanto al suo interno sono state sempre collocate molte delle attività ricreative (i così detti Village) previste in occasione degli eventi, cosa che, come era normale che accadesse, ha avviato questa volta il degrado di viali, aiuole e piante esistenti sul versante che si affaccia sul mare. Difficile dire se questo sconfinamento fosse volontario o involontario, se cioè facesse o non facesse parte dello stesso progetto del parco dei divertimenti. Certo è, però, che all'inizio degli interventi per l'allestimento del parco già circolavano idee e progetti che facevano proprio riferimento alla possibilità di un coinvolgimento della Villa. Anzi fu proprio il sindaco De Magistris a prospettare addirittura la possibilità di estendere l'area della Villa su via Caracciolo, in modo da dare vita ad una gigantesca «rotonda sul mare» dove ospitare i grandi eventi. Per fortuna la cosa, che avrebbe sicuramente decretato la fine della Villa, non ebbe seguito, ma fu chiaro già in quella occasione che la Villa comunale era negli interessi dell'amministrazione comunale solo in funzione del Parco dei divertimenti e della sua possibile espansione. E non è stato neppure un caso che anche nei diversi progetti per il restyling di via Caracciolo, presenti in alcune mostre organizzate dallo stesso Comune, non erano pochi quelli che prevedevano la collocazione di attività ricreative proprio all'interno dell'area della Villa. Dunque, una gigantesca quanto inutile stazione di metropolitana da un lato della Villa e dall'altro lato un gigantesco ed altrettanto inutile parco dei divertimenti. Sono state queste le due aggressioni, stranamente quasi contemporanee che, esattamente come accade nel caso delle periferie degradate d'oltre oceano, oltre a produrre degrado servono anche a diffondere nell'immaginario di una collettività l'idea di qualcosa ormai decaduta ed alla cui definitiva scomparsa non resterebbe che rassegnarsi. Insomma, come ha insegnato a mezzo mondo la così detta «Teoria della finestra rotta», il degrado urbano è un fenomeno auto generativo, esattamente come l'incendio dei boschi, che ha solo bisogno di qualche fuoco iniziale per diffondersi dovunque. Potrebbero quindi essere stati proprio i primi episodi di degrado prodotti dal cantiere della metropolitana e dal parco dei divertimenti ad aprire la strada ad altro degrado ed a scelte del Comune a dir poco scellerate, come quella, tanto per fare un esempio, dello smontaggio della corolla della Cassa Armonica solo per dare una illuminazione migliore alla manifestazione per la premiazione delle regate di Coppa America. Due conclusioni. La prima è che bisogna togliersi dalla testa l'idea che il degrado della Villa comunale sia, per così dire, casuale o magari dovuto a fattori come la scarsa manutenzione o la sciatteria dei giardinieri. I due grandi ed irragionevoli interventi di sui si è detto hanno infatti non solo aperto la strada al degrado, ma sopratutto hanno contribuito a creare la convinzione che il destino della Villa sia ormai segnato, cosa che, a sua volta, potrebbe aprire la strada ad altro degrado. La seconda conclusione, conseguenza della prima, è che il vero problema della Villa comunale non riguarda tanto ciò che fino ad oggi è accaduto, quanto piuttosto ciò che potrebbe accadere in futuro nel caso che non si riuscisse ad allontanare gli interessi e gli appetiti che da tempo sembra che ruotino intorno ad essa.