Aperti al pubblico gli spazi privati mai visti prima. Ecco i capolavori degli antichi saloni VIMERCATE. Lungo il corridoio che circonda il piccolo chiostro c'è una crocefissione di scuola giottesca del 1354. Poco oltre, nella stanza «delle Madonne», il muro a «spina di pesce» e una porzione della porta medievale di S. Joanni de Burgo Foris rivelano la storia più antica del convento francescano sorto nel XII secolo dove già esisteva l'ospedale di San Giovanni e l'Oratorio di San Giacomo del 1050. Alle pareti altri due affreschi quattrocenteschi, mentre una nicchia custodisce i teschi di tre frati. È Federico Banfi, l'erede di questa casa museo, a fare da guida nel palazzo che appartiene alla sua famiglia dal 1799, quando il convento fu sequestrato da Napoleone, messo all'asta e acquistato dal trisavolo Giuseppe, podestà di Vimercate. Alcune stanze sono già state mostrate anni fa in occasione di «Ville Aperte», altre potranno essere ammirate solo nella giornata di sabato, grazie alla delegazione del Fai di Monza e Brianza che propone Casa Banfi tra i tesori del territorio da scoprire, insieme alla saletta reale in stazione a Monza, sette chiese, tra Monza, Carate e Cavenago, aperte sabato e domenica (info: www.giornatefai.it). E in esclusiva per il Corriere , l'erede della famiglia che annovera nell'albero genealogico ingegneri, capitani d'industria, artisti, esploratori, medici e il filosofo e senatore Vittorio Banfi, apre le porte delle stanze escluse dal percorso. Si parte dall'archivio di famiglia con i documenti che raccontano la nascita nel 1904 della «Società anonima per Azioni per la Distribuzione Energia elettrica ing. Banfi» per servire Monza e i territori a nord di Milano. «Ogni singolo documento, ogni lapide alle pareti di questa casa è una storia da raccontare spiega Federico Banfi per questo stiamo pensando a valorizzare questo luogo, aprirlo al pubblico, cercare collaborazioni con le università». Se l'impianto del piano terra conserva le caratteristiche del convento francescano, al primo piano, negli ambienti che hanno preso le forme ecclettiche di una casa della borghesia colta tra Ottocento e Novecento, la sorpresa è un grande affresco trecentesco che ritrae frontalmente una madonna con lungo manto sorretto dagli angeli, nell'intento di proteggere due schiere di fedeli inginocchiati ai suoi piedi. Il salone di famiglia, dove ancora oggi i Banfi si riuniscono per le feste, ha invece un grande camino in legno, una bifora dell'antica chiesa e una finestra ad arco che poteva essere quelle della navata centrale. «Qui Enrico Banfi aveva il suo studio e riceveva gli ospiti racconta l'erede , passò anche Mussolini». Tornando al piano terra ci sono gli ambienti più familiari che non saranno aperti al pubblico sabato: la cucina con il passavivande verso la sala da pranzo, il salottino dei fumatori e quella che in famiglia chiamano «la stanza manzoniana» per via di una «sperada» d'argento, tramandata forse tra le donne di famiglia. Prima di tornare nel giardino che ospitava l'orto e le vigne del convento, si passa dal garage, fatto realizzare da Enrico Banfi per la sua Isotta Fraschini, prima auto a circolare sulle strade di Vimercate. «L'ultimo Banfi ad abitare qui stabilmente è stato il bisnonno racconta il proprietario , mio nonno Camillo e mio papà Alberto si trasferirono a Milano, ma Vimercate è sempre stata per noi la casa della villeggiatura e delle scoperte. Storie che oggi meritano di essere conosciute».