Bonifazi impone alla proprietà di recintare e impedire l'accesso alla Saragat e alla Bodoni, da anni in abbandono Lo scheletro di quel che resta della vecchia colonia marina non è solo un pugno alla vista: è anche pericoloso. Eppure entrare dentro è un gioco da ragazzi: la recinzione è divelta, l'edificio non ha più porte da decenni. E non si contano le volte che le forze dell'ordine e la Municipale vi hanno trovato bivacchi e attività illegali. Nel loro ultimo controllo, a dicembre, i carabinieri vi avevano trovato a viverci diverse persone illegalmente presenti in Italia e, nei dintorni, una sorta di centrale di spaccio di droga. L'ordinanza. E così il 10 marzo il sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi, dopo il sopralluogo della Municipale, ha emesso una nuova ordinanza «per la salvaguardia della pubblica e privata incolumità», che obbliga la proprietà a recintare e mettere in sicurezza le aree intorno all'ex colonia Saragat e all'ex colonia Bodoni a Marina di Grosseto. L'ordinanza è stata notificata a Stefania Nicorelli, amministratrice unica della Riva di Marina, società proprietaria delle due colonie. Entro trenta giorni dal 10 marzo la recinzione dovrà impedire l'accesso. Da colonie a strutture ricettive. È questo l'ultimo capitolo di una vicenda, quella delle ex colonie, che si trascina da oltre due decenni senza che si trovi una soluzione allo scempio e all'abbandono. Fin dagli anni Novanta, infatti, le colonie all'inizio tutte e tre, compresa la San Rocco che è del Comune dovevano essere trasformate in strutture ricettive. Lo prevedeva, nel 1991, il Piano regolatore Samonà. All'inizio degli anni Novanta la Riva di Marina acquista la Saragat e poi anche la Bodoni. Il progetto di recupero è, all'epoca, unitario: le colonie dovevano essere abbattute e ricostruite con destinazione alberghiera per 65.000 metri cubi. Anni Novanta, anni di annunci. Ad aprile 1999 viene annunciato un maxivillaggio turistico con piscine e campi da tennis, monolocali e miniappartamenti in Rta. Costo previsto, 80 miliardi di lire e 200 posti di lavoro. All'epoca nella San Rocco c'è l'Alberghiero; la società propone la permuta. Negli anni giunta Antichi si rincorrono annunci trionfalistici di imminenti recuperi e decine di migliaia di turisti in più all'anno. Nel 2002 sembra esserci un gruppo straniero che propone di acquistarle per 40 milioni. Niente spiaggia. Il progetto, però, ha un tallone d'Achille: la spiaggia antistante non è disponibile per tutte e tre le colonie. Solo la San Rocco, all'epoca, ce l'ha. Saragat e Bodoni invece hanno già dei concessionari: un campeggio la prima, l'Asl e la Curia la seconda. Chiunque voglia farne un posto per turisti, insomma, non potrà offrire loro la cosa più importante: la spiaggia. Edifici da cinque piani. Ad ogni modo il 31 marzo 2003 il consiglio comunale dà il via libera al nuovo piano di recupero, che prevede edifici alti cinque piani con due piani seminterrati. La San Rocco, invece, resta così com'è: la Soprintendenza ne riconosce un valore storico. Lo stesso anno si fa avanti il Consorzio Etruria che propone l'acquisto. Ma non se ne fa di niente. L'anno dopo la Riva di Marina viene invece acquisita da Areainvest, srl grossetana con amministratore unico Attilio Falini (già costruttore del complesso all'ex Mediterraneo) e la Riva di Marina viene rifondata; amministratrice unica è Nicorelli. Nel 2005 il piano di recupero viene approvato. Prevede 500 locali abitativi, ristorante, sala di ritrovo, due piscine e un teatro. Proteste e ricorsi. Ma i malumori, tra la minoranza in consiglio comunale, si fanno sentire, innanzitutto perché il Prg lì prevede solo quattro piani. Sono soprattutto gli ambientalisti, però, a mettersi di traverso. Nel 2006 il Wwf fa ricorso al Tar contro il megaprogetto ritenendolo troppo impattante. Intanto gli anni passano, gli edifici rimangono lì dove sono senza che si muova un mattone. Oltre all'elefantiaco iter amministrativo, la principale difficoltà pare essere l'investimento, che è davvero enorme, e la crisi è alle porte. Nel 2007 Areainvest si dice a un passo dal vendere le sue quote di Riva di Marina per 15 milioni; la cessione non avverrà mai. Appartamenti non vendibili. Dopo le polemiche sulla possibilità di vendere in modo singolarmente gli appartamenti Rta, intanto, la Regione precisa: non si può fare. Sembra il colpo definitivo, ma nel 2009 il Tar respinge il ricorso del Wwf e la partita torna aperta. Vela alla San Rocco. È solo una chimera. Nel 2010 il Comune prova a vendere la San Rocco per 8 milioni; nessuno si fa avanti e nel 2013 si cambia strategia. L'ex colonia, pubblica, viene ristrutturata per ospitarci i Mondiali di vela. Oggi continua ad essere sede della Compagnia della Vela. La Riva in concordato. Quanto alla società Riva di Marina srl, non naviga in buone acque. A fine 2014, vista la situazione di crisi, presenta proposta di concordato. Al 9 marzo scorso la Riva risulta di proprietà al cento per cento dell società Marea srl. E lo stesso giorno in cui il sindaco Bonifazi firma l'ordinanza, la Riva varia la sua forma giuridica, da spa a srl. Una pura coincidenza, che non sottrae la società alla responsabilità di rispettare l'ordinanza. Il sindaco. «Non è la prima ordinanza che emetto per le colonie spiega Bonifazi Periodicamente la Municipale controlla. Purtroppo negli anni c'è stato un momento di completo oblio da parte della società. Va detto però che, a parte Villa Gaia rifatta da un privato, ad oggi a Marina di Grosseto l'unica altra colonia recuperata e funzionante è la San Rocco che è del Comune di Grosseto».
MARINA DI GROSSETO. Colonie, incolumità a rischio: scatta l'ordinanza
Il sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi, ha emesso una nuova ordinanza per la salvaguardia della pubblica e privata incolumità, che obbliga la proprietà della Riva di Marina a recintare e mettere in sicurezza le aree intorno all'ex colonia Saragat e all'ex colonia Bodoni a Marina di Grosseto. La proprietà, che è stata acquistata dalla Riva di Marina nel 2003, non ha mai realizzato il piano di recupero previsto dal Piano regolatore Samonà. La colonia Saragat e la colonia Bodoni sono state abbandonate e sono state utilizzate per attività illegali. La nuova ordinanza obbliga la proprietà a recintare e mettere in sicurezza le aree entro 30 giorni.
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