Fu lui, anima storica di «Italia Nostra» a denunciare che 620 sculture erano ammassate nel Palazzo di via della Lungara. Firmato accordo con il ministero dei beni Culturali Corriere della Sera del 24 febbraio 1977: «Signor Ministro dei Beni Culturali, onorevoli deputati e senatori che ogni tanto firmate vani ordini del giorno in difesa del nostro patrimonio storico-artistico, avete mai sentito parlare della collezione Torlonia alla Lungara che è considerata la collezione privata d'archeologia più importante del mondo, sapete niente di quel che è successo? È successo quel che solo in Italia può accadere: che dopo esser stato per decenni chiuso al pubblico e dopo esser sfuggito a ogni controllo delle autorità, il museo è stato trasformato in residenza di lusso, e le 620 sculture che lo compongono, come vecchie suppellettili ingombranti, sono state accatastate alla meglio in alcuni locali residui. Un autentico scandalo». L'autore è (al presente, perché la morte non cancella la Storia) Antonio Cederna, tra i primi in Italia a battersi per il Patrimonio culturale, quando il concetto appariva un'astruseria da colti snob, anima storica di «Italia Nostra» e in particolare della combattiva Sezione di Roma. Oggi è bello assistere alla firma dell'accordo tra il ministero per i Beni culturali e la Famiglia Torlonia con la Fondazione che ne porta il nome: un risultato storico, come sottolinea giustamente il ministro Dario Franceschini (al quale va dato atto degli sforzi e della volontà). Il quadro è incoraggiante: la curatela affidata alle mani di Salvatore Settis, il supporto del grande archeologo Carlo Gasparri, la scelta di 60-90 pezzi da esporre in una mostra temporanea entro il 2017 a palazzo Caffarelli (con una tappa a New York) in attesa di una sede definitiva per l'intera collezione di 620 pezzi col nome storico di «Museo Torlonia». E poi la volontà espressa da Alessandro Poma Murialdo, giovane e ben preparato esponente della famiglia Torlonia, di assicurare la fruizione pubblica della splendida collezione di marmi greci e romani «che rappresentano - ha ammesso - un bene dell'intera Umanità». Così come è rassicurante constatare un'armonia incontestabile tra pubblico e privato (che dovrebbe essere oggetto di studio per chi maniacalmente demonizza qualsiasi apporto non statale al Patrimonio). Detto tutto questo, è ora doveroso un immenso grazie ad Antonio Cederna, alla sua campagna giornalistica durata anni per restituire i Marmi Torlonia agli studiosi e, per dirla con Alessandro Poma Murialdo, all'Umanità. La Memoria serve anche a riconoscere i meriti: il fatto che il 27 agosto prossimo saranno trascorsi vent'anni dalla morte di Cederna non modifica alcun bilancio. Anzi, nobilmente lo sottolinea.
Torlonia, oggi vince Antonio Cederna. La collezione di marmi greci e romani è patrimonio dell'umanità
Antonio Cederna, anima storica di Italia Nostra, ha denunciato la situazione del Museo Torlonia alla Lungara, dove 620 sculture erano ammassate e non erano più visibili al pubblico. Cederna ha firmato un accordo con il ministero dei Beni Culturali e Corriere della Sera nel 1977 per la restituzione della collezione. Il museo è stato trasformato in residenza di lusso e le sculture sono state accatastate. Oggi, il ministro Dario Franceschini ha firmato un accordo con la Fondazione Torlonia per la curatela della collezione e la sua esposizione in una mostra temporanea. La famiglia Torlonia ha espresso la volontà di assicurare la fruizione pubblica della collezione.
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