Nella provincia di Salerno si fa un gran parlare di valorizzazione dei beni culturali. Gran bel termine. Solo che spesso si fa una confusione enorme e lo si interpreta variamente, ognuno con una propria personalissima filosofia. Purtroppo vi è una distorta visione del termine "valorizzazione". Essa concepisce i beni culturali esclusivamente come una sorta di "macchina economica in grado di fare cassa, di "mettere a reddito" il patrimonio di civiltà e di cultura che possediamo, rispolverando l'inappropriato termine di "giacimenti culturali", a cominciare dalle aree archeologiche della Magna Grecia, tra le più note al mondo, di Elea-Velia e Paestum, passando poi per il medioevo e l'età moderna, con la Certosa di Padula, oggi inglobata nel polo museale campano, arrivando alle coste cilentane e nell'entroterra del Salernitano, tra chiese, antichi borghi, luoghi di una civiltà antica che ha lasciato tracce indelebili. E ci si dimentica troppo spesso, invece, che sono i musei più piccoli, quelli apparentemente meno importanti a ridarci il senso della dignità dei beni culturali, visti correttamente come "testimonianze storiche aventi valori di civiltà". A farci riassaporare le verità del passato, quelle in grado di ridarci il senso della dignità della storia e dell'arte, è il Museo Diocesano di Teggiano che sta ridestando l'attenzione della gente comune verso un patrimonio unico di opere e di lavoro umano, che testimoniano l'importanza della nostra identità lungo le strade e i sentieri, anche i più impervi, della cultura artistica della provincia salernitana. Grazie a Monsignor Antonio De Luca, vescovo della Diocesi di Teggiano-Policastro, a Don Fernando Barra, Direttore dell'Ufficio Diocesano Beni Culturali, all'Architetto Marco Ambrogi, Responsabile del Museo Diocesano di Teggiano, ai giovani componenti della Cooperativa Parádhosis, sono stati presentati al pubblico una guida in lingue e una pubblicazione, a cura di Paola Potignano, alla scoperta delle meraviglie del Museo Diocesano di Teggiano, attraverso un personaggio di fantasia, Lapiotto, in grado di guidare i bambini alla scoperta del patrimonio culturale che si conserva nel museo stesso: la ex chiesa di S. Pietro. Un'operazione unica, al momento, nella provincia di Salerno, per avvicinare i giovani e la gente comune all'arte, alla bellezza della storia e della cultura intese come strade importanti per la riappropriazione di un'identità che si rispecchia e si rivede nelle antiche opere d'arte che sono conservate ed esposte al pubblico in questo scrigno d'arte teggianese. D'altra parte Teggiano è una città il cui centro storico, con le sue chiese e le sue opere d'arte, è protetto dall'Unesco. E non è cosa da poco. Si deve, poi, a Marco Ambrogi un'interessante pubblicazione dal titolo "Il Museo e la Città" che ricuce, e puntualizza, il rapporto stretto che esiste tra il Museo Diocesano e la città di Teggiano, una riflessione per un diverso e rinnovato turismo culturale, intelligente e non "mordi e fuggi", fatto attraverso itinerari in grado di far vivere al visitatore, non più frettoloso, il valore di una città e del suo territorio e dei beni culturali che essa conserva gelosamente. E' la narrazione, lungo le vie della storia, di una città, di una comunità, di una civiltà che a partire dal mondo romano, e poi medioevale, moderno e anche contemporaneo, ha scritto pagine memorabili di eventi storici che hanno segnato il destino dell'intero Vallo di Diano. Si può dire che Teggiano è la capitale culturale dell'intero Vallo di Diano, sede diocesana sin dalla metà dell'Ottocento, ed è un luogo che sta tornando ad essere al centro dell'attenzione, per un rinnovato sviluppo civile dell'intero territorio del salernitano, perché è la cultura che essa esprime, insieme a Salerno, a segnare l'idea di un rinnovato interesse per l'arte e ciò che essa esprime, non solo in termini di "bellezza", ma di consapevolezza, anche morale, verso la storia e ciò che essa ci ha lasciato in eredità: il nostro essere persone che agiscono per il bene comune e per il progresso, inteso come civiltà.