Sarà una mostra "diffusa", allargata ai musei e alle chiese che non solo a Venezia ma in tutto il Veneto conservano le sue opere, quella che celebrerà quest'anno i cinquecento anni dalla morte di Giovanni Bellini. È questa la scelta fatta dalla Fondazione Musei Civici insieme alle altri maggiori istituzioni culturali veneziane - a cominciare dal Polo Museale del Veneto e le Gallerie dell'Accademia - proponendo itinerari e percorsi di visita sul territorio, che arriveranno anche a città come Rovigo, Vicenza, Verona, Padova, Treviso che pure ospitano opere di uno dei maggiori artisti in senso assoluto del Rinascimento veneziano. La grande mostra specifica, Venezia la organizzerà tra due anni - tra Palazzo Ducale e le Gallerie dell'Accademia - per un altro cinquecentenario illustre, quello della nascita di Jacopo Tintoretto e su di esso si sono concentrati gli sforzi anche economici dei Musei Civici. Diversa invece la celebrazione di Bellini - tenendo conto che una grande mostra sul pittore è stata fatta di recente, nel 2008, alle Scuderie del Quirinale - che però può rappresentare un modello interessante di collaborazione tra le istituzioni veneziane (e venete) su un unico tema e non a caso si parla per il prossimo anno di itinerari diffusi sul Medioevo e tra due anni invece, proprio sul Tintoretto, a corredo della grande mostra. Le celebrazioni belliniane si sono aperte ieri a Venezia al museo Correr con la presentazione di un capolavoro assoluto dell'artista, forse l'ultima opera da lui dipinta: "L'ebbrezza di Noè", prestato per l'occasione (e fino al 18 giugno) dal Musée des Beaux-Art di Besançon, a cui il collezionista che l'aveva acquistata all'asta, Jean Gigoux, l'aveva donata alla fine dell'Ottocento. Un prestito dovuto all'intervento dello storico dell'arte Pierre Rosenberg, già direttore del Louvre e grande amico di Venezia oltre che dell'Alliance Française, che collabora all'iniziativa. Rosenberg ha ricordato anche ieri come l'attribuzione a Bellini di quest'opera straordinaria in cui si avvicina, quasi rendendogli omaggio, al giovane Giorgione, sia stata sempre sostenuta da Roberto Longhi, ma messa in discussione da Bernard Berenson, convinto poi proprio dall'esame diretto dell'opera in una mostra al Louvre, intitolata "Da Giotto a Bellini". Il dipinto necessita certamente di un restauro - che ci sarà al suo ritorno a Besançon, come ha detto ieri anche il direttore del museo francese Emmanuel Guigon - ma lascia comunque stupefatti soprattutto per la libertà espressiva che Bellini sa concedersi nel descrivere il tema biblico, avvicinandosi appunto al tonalismo giorgionesco senza però rinunciare alla limpida rarefazione della sua pittura, in una sorta di testamento visivo della sua dimensione di artista. Il direttore del Polo Museale Veneto Daniele Ferrara ha annunciato interventi di recupero di opere belliniane che caratterizzeranno l'annata a lui dedicata, mentre il direttore dell'Istituto di Storia dell'Arte della Fondazione Cini Luca Massimo Barbero ha a sua volta precisato che un convegno internazionale di due giorni sull'artista - il 27 e il 28 ottobre sull'isola di San Giorgio - chiuderà di fatto le celebrazioni, presentate ieri, tra gli altri anche dal direttore della Fondazione Musei Civici Gabriella Belli e dal suo presidente Maria Cristina Gribaudi.