Levata di scudi della commissione istituita dal Comune per l'inserimento di Mothia-Lilybeo nel patrimonio mondiale dell'Unesco contro la ristrutturazione, da parte della «Antiche Saline srl» di Giacomo D'Alì Staiti, di alcuni vecchi fabbricati, per decenni in stato di abbandono, esistenti nella parte meridionale dell'Isola Lunga. Il progetto di restauro ebbe l'ok dell'ufficio Urbanistica il 31 dicembre del 2001. La licenzia edilizia consentiva «l'integrazione e la modifica per destinazione d'uso strettamente funzionale al proseguimento dell'attività di salicoltura e acquacoltura, ovvero funzionali all'attività di gestione e per le attività consentite dal regolamento della riserva». Nell'ottobre del 2003, poi, lo Sportello unico delle attività produttive autorizzò la società «Antiche Saline» alla «realizzazione di una struttura ricettiva», sia pure «funzionale al proseguimento delle attività ammesse o di gestione dell'area protetta». Il 9 maggio, infine, l'ufficio Urbanistica diretto dall'ingegner D'Orazio, nel dichiarare agibile il fabbricato, specifica che è «destinato ad attività ricettiva». Ed è proprio quest'ultima caratteristica - di cui si parla anche nel documento con cui il Consiglio provinciale scientifico per la Riserva dello Stagnone ha dato il suo parere favorevole - a far scattare l'allarme della Commissione per Mothia-Lilybeo nel patrimonio dell'Unesco, che adesso chiede «chiarimenti» al sindaco Galfano. Si teme, infatti, che sull'isola possa sorgere un albergo. Un «pericolo», quello della costruzione di strutture ricettive, che una quarantina di anni addietro fu scongiurato dalla reazione delle associazioni ambientaliste, che in tal modo frenarono lo sviluppo turistico.