Ricucci, Coppola, Statuto, le loro fidanzate e mogli, le Bmw e gli amici, i loro protettori politici... Sono il tema del giorno, della politica e dell'economia; sono da mesi sulle prime pagine dei giornali, forse perché molto appariscenti o forse perché qualche giornale vogliono comprarselo; danno corpo e facce alla rendita immobiliare, l'unica realtà dell'economia italiana che gode di ottima salute e che hanno rivestito e travestito con uno spigliato look finanziario. Del tutto fuori dai riflettori, anzi seminascosta al grande pubblico, è passata invece una notizia che con la rendita immobiliare e con i suoi eroi ha parecchio a che vedere: l'approvazione da parte della camera dei deputati di una riforma urbanistica che premia al valore i suddetti eroi - e tanti altri, anche più antichi -chiamando i proprietari fondiari a scrivere i piani regolatori. La riforma porta il nome di Maurizio Lupi, astro emergente - anzi ormai emerso - di Forza Italia, ramo lombardo-ciellino, che già ne aveva ideato il prototipo da giovane assessore all'urbanistica milanese. Uno dei suoi capisaldi è la sostituzione degli «atti autoritativi» con gli «atti negoziali». La scelta linguistica è abile: come non essere d'accordo? Non siamo tutti per il negoziato e contro l'autoritarismo? Senonché tradotto in urbanistica questo vuoi dire che i comuni dovranno contrattare i piani regolatori e le loro varianti con i soggetti economici interessati: i costruttori, i proprietari delle aree, gli intermediari, i fondi immobiliari. Come far scrivere alle volpi le regole sui pollai. Ma non è tutto. La riforma - che per diventare legge attende ancora il via libera del senato - elimina anche i vecchi e rigidi «standard urbanistici», quell'antico armamentario in base al quale ognuno di noi cittadini di un certo quartiere aveva diritto, almeno sulla carta, a un tot di verde, un tot di servizi collettivi, un tot di spazi comuni. Con l'urbanistica nuovo modello, il livello minimo di servizi e spazi è solo un auspicio mentre gli standard diventano flessibili e - manco a dirlo - contrattati. Ciliegine: si introduce il silenzio assenso per le concessioni edilizie; la tutela del paesaggio è scorporata, non ha più niente a che vedere con la pianificazione delle città. Tra gli addetti ai lavori che seguono la riforma, i fautori - tutta la destra ma anche, con distinguo vari, parte del centrosinistra - la dipingono come una modernizzazione, che sancisce la fine del dirigismo del vecchio piano regolatore a favore di una più disinvolta gestione della realtà. Mentre il drappello degli urbanisti in solitària rivolta contro la legge Lupi parla di «trionfo della rendita». Sta di fatto che siamo al termine di un decennio eccezionale per tutto il settore economico che gravita intorno agli immobili: compravendite, valorizzazioni, affitti, intermediazioni, ristrutturazioni, e adesso anche nuove costruzioni, sono le sole voci con segno «più» nei bilanci italiani. Alla fine della corsa, arriva una legge che da un ruolo «pubblico» ai privati miracolati dalla bolla immobiliare. Chiamandoli a sedere attorno a un tavolo che possiamo immaginare così: di qua, i sin-daci e gli assessori dei nostri comuni sempre più poveri e indebitati; di là, i soggetti economici privati con i portafogli ben rigonfi. Chissà chi condurrà il gioco. Ma al di là del merito della legge, quel che colpisce è il silenzio-assenso generale nel quale sta passando, soprattutto se confrontato con il gran chiasso che circonda in questi mesi il boom della rendita immobiliare. Qualcosa di simile si è Visto sulla questione della giustizia, quando mezza Italia si è mobilitata contro la norma particolare salva-Previti e poi ha smobilitato quando si è passati all'assalto generale alla giustizia. Anche stavolta, si guarda al singolo caso presente -l'exploit di un oscuro intermediario immobiliare che adesso ha la pretesa di comprare banche e giornali - e ci si disinteressa della generalità dei casi futuri. Cioè, della faccia delle nostre città.
IMMOBILI, LEGGI E AFFARI: Le mani sulla città
La riforma urbanistica approvata dalla camera dei deputati, promossa da Maurizio Lupi, prevede la sostituzione degli atti autoritativi con gli atti negoziali, rendendo i comuni responsabili della redazione dei piani regolatori. Questo significa che i proprietari fondiari e gli intermediari saranno coinvolti nella pianificazione urbanistica. La riforma elimina anche i vecchi standard urbanistici e introduce il silenzio assenso per le concessioni edilizie. I fautori della riforma la dipingono come una modernizzazione, mentre gli urbanisti critici la vedono come un passo verso la tutela della rendita immobiliare. La legge è stata approvata in un decennio eccezionale per il settore economico che gravita intorno agli immobili.
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