Per alcuni un contentino, per altri un volano di sviluppo. Sul polo culturale ci si divide, non foss'altro perché legato a doppio filo alla riforma degli enti locali che nel Nuorese ha creato molti scontenti. Mentre chi non lo è stato, a conti fatti, oggi si iscrive alla squadra dei possibilisti e comunque pensa che il riordino istituzionale non sia una guerra perduta. Lo scambio di idee nel convegno sul domani del settore culturale, a iniziare da quello dei musei. La titolarità passa alla Regione, che ne garantirà le risorse. L'inquadramento è da definire con una norma specifica. Uno dei poli culturali, d'interesse regionale, sarà a Nuoro, con Museo etnografico, Man, Ailun, biblioteca Satta e Fondazione universitaria. Il pericolo è tuttavia che alla fine il presidio possa risultare una delle tante pertinenze della Regione in una terra tornata a essere una lontana periferia. Lo ha denunciato il consigliere regionale Pietro Pittalis (Forza Italia): «In questa riforma la Regione è entrata a gamba tesa, per ristabilire un suo centralismo. Il polo culturale? Oggettivamente non si può pensare che il settore possa reggere le necessità economiche e di benessere complessivo. E questo, a maggior ragione, in un tempo che vede i nostri musei e scuole con risorse sempre più esigue». Voce, quella dell'onorevole forzista che si porta dietro il pessimismo della ragione, non stemperato neppure dalla realtà di un territorio dove la presenza culturale (di uomini e istituzioni) è stata segno di vita, di prestigio e anche di rendita economica. I valori di cui parla Franca Carroni, organizzatrice del convegno con il Gruppo Confrontiamoci, ma per i quali chiede chiarezza «sul riconoscimento e sostegno affinché siano nella realtà elemento di forza e supporto per le comunità del Nuorese». L'ottimismo lo porta Roberto Deriu del Pd. C'è l'effetto del gioco delle parti, visto che all'interno dell'assemblea, a Cagliari, ha messo anche la sua firma per il riordino dell'organizzazione istituzionale della Sardegna, del dopo-province, secondo la filosofia dei ministri Delrio, prima, e Boschi, dopo. Ma nella testa del consigliere nuorese anche tanta convinzione: «Il polo culturale di valenza regionale è un fatto di rilievo per il Nuorese e sarà foriero di benefici». Il confine tra il bene o il male della questione (opportunità o briciole, dopo l'abbuffata delle aree più forti) passa nel riconoscimento del rango e delle certezze finanziarie. Tutto questo tra un popolo «che sembra avere perso molta della sua fiducia», e dove «si aspetta una ripresa del ruolo guida di Nuoro», hanno detto i giornalisti Piera Serusi (Unione Sarda) e Pier Luigi Piredda (La Nuova Sardegna), moderatori del convegno.