L'Antiquarium Arborense rinnova il suo allestimento e si candida a diventare il primo e unico, finora museo in Sardegna che racconta la storia dell'archeologia. Tra i suoi pezzi più pregiati, undocumento scritto da Heinrich Schliemann, l'archeologo scopritore di Troia. ORISTANO L'unico documento scritto da Heinrich Schliemann, l'archeologo scopritore di Troia, Micene e Tirinto, è esposto al museo di Oristano. All'Antiquarium Arboreanse da oggi, si potranno ammirare anche il manoscritto autografo del decifratore dei caratteri cuneiformi Rawilson, ma anche, una lettera dell'archeologo Canina che nel 1847 scriveva a Lord Vernon (scavatore delle quattordici tombe di Tharros ricche d'ori). Queste, oltre ad una serie di altri documenti e libri originali, fanno parte della preziosa collezione che l'archeologo e conservatore dell'Antiquarium, Raimondo Zucca, ha recentemente donato al Comune. Grazie a questi veri e propri tesori, quello di Oristano diventa il primo museo e fino ad ora unico, in Sardegna, che racconta la storia dell'archeologia. Stasera, alle 18,30, sarà inaugurata la nuova veste dell'Antiquarium Arborense, il museo archeologico di Oristano che apre al pubblico più ricco ed attrezzato. Un itinerario di archeologia vicino orientale, egiziana, anatolica e mediterranea, attraverso i manoscritti e i libri originali dei protagonisti dell'archeologia a cavallo fra il 1700 e il 1800, rende davvero più prezioso il museo. Come ha spiegato ieri mattina il sindaco, Guido Tendas, l'obbiettivo è far diventare quello di Oristano il primo museo civico della Sardegna ed il terzo archeologico dopo quelli nazionali di Cagliari e Sassari. Sono stati eseguiti dei lavori di manutenzione e consolidamento dell'edificio, con un finanziamento di 113mila euro del Comune. Altri 74mila euro di fondi europei sono stati spesi per installazioni multimediali con tavoli e pannelli interattivi multitouch, che nei due piani del museo permettono ai visitatori anche la visione 3d. Ieri mattina alla presentazione riservata ai giornalisti, l'archeologo Raimondo Zucca ha spiegato la scelta di donare a Oristano la preziosa collezione di documenti scientifici con la necessità di scongiurare la fine, prospettata ormai da tanti, degli studi di antichità. Così, accanto alle collezioni di reperti appartenute all'avvocato di Seneghe Efisio Pischedda e i retabli del '400, la seconda sala del museo, non na caso goldonianamente battezzata "La famiglia dell'antiquario" espone reperti che appassionati e collezionisti custodivano nelle proprie abitazioni, in tempi in cui, fare i "tombaroli" non era illegale. Del resto, la storia delle ricerche ad esempio di Tharros nel '700 e '800, ma anche delle antiche città dell'Oristanese, da Othoca a Fordongianus, solo per citare due esempi, è fatta di saccheggi e depredazioni. Oggi, l'Antiquarim Arboreanse la restituisce al patrimonio di tutti.