La legge 23 rivoluziona i criteri: istituti e collezioni sotto una gestione coordinata Biblioteche e archivi connessi on line. Esposizioni piú attrattive e attente al turismo UDINE. Senza scadere nelle lamentazioni geremiache peculiari degli operatori della cultura, di fatto metodicamente sterminati e spesso anche senza speranze nel risollevamento dei loro istituti oggi ridotti a uffici amministrativi in balia del velleitarismo e dal fai da te degli assessori di turno, l'immagine che i musei della nostra regione offrono al visitatore e al turista è quanto mai discontinua ed anche molto polverizzata: sono tanti, troppi, nati certo da una forte motivazione identitaria e territoriale delle collezioni, ad esempio etnografiche, ma anche dal caso e della mancanza di un disegno territoriale. Si tratta di musei spesso aperti a singhiozzo, poco attrattivi dal punto di vista allestitivo, della comunicazione e di quel "diletto" che è parte integrante del piacere di sostare nelle sale espositive, dove ad esempio si può, come ci insegnano i musei più evoluti, sorseggiare anche un buon vino e partecipare a una conferenza. E dopo decenni di contributi a pioggia, durante i quali molti di loro, convertiti in "mostrifici" che spesso valorizzano beni e opere di altrui proprietà, hanno perso il senso della loro missione, ricordando che "museo" è «una struttura permanente che acquisisce, cataloga, conserva, ordina ed espone beni culturali per finalità di educazione e di studio» (Codice dei beni culturali, articolo 101, comma 2 "Istituti e luoghi della cultura", lettera a), si volta pagina. Oggi la riforma degli enti locali, la prospettiva delle Uti, ma soprattutto l'esigenza di lavorare insieme per contribuire a costruire un'immagine identitaria piú forte, e di conseguenza culturalmente condivisa, della nostra regione, con le sue molteplici anime che la rendono cosí "speciale", ha portato a un deciso cambiamento di rotta. La direzione è quella di "fare sistema", ovvero fare squadra, con una reale condivisione degli obiettivi comuni al fine di essere più incisivi nelle azioni di valorizzazione del patrimonio e del turismo culturale, che le indagini Istat ci indicano in costante crescita. Ciò implica di fatto la volontà di riconquistare alla cultura il ruolo che gli spetta dal punto di vista del progresso e della crescita sociale delle nostre comunità, essendo i musei istituzioni al servizio della società e del suo sviluppo. La legge regionale 23 del settembre 2015, il cui regolamento ora è in fase di elaborazione, ha istituito il sistema regionale di musei del Friuli Venezia Giulia, ponendo dei precisi standard di qualità da raggiungere se ci si vuole fregiare della tabella di "Museo": regolamento, personale qualificato, offerta formativa, rotazione e valorizzazione delle collezioni, ricerca costante e rapporto col territorio, catalogo a posto (attenzione ci sono musei che ancora non sanno dove sono le loro opere) ovvero patrimonio consultabile on line, e quindi condiviso. Il tempo di mettersi in carreggiata, e per i musei minori e medi di coordinarsi mettendo insieme servizi e obiettivi, in un'ottica di sussidiarietà, e conseguentemente di investire sul capitale umano e sulla professionalità dei bravi e giovani studiosi, archivisti, bibliotecari, piuttosto che sperperare in inutili mostre, dopo di che verranno finanziati dalla regione solo i sistemi in regola con gli standard e la progettualità condivisa: il resto è fuori. E per gestire tale processo e anche per affrontare un problema reale, che si presenta conseguentemente alle nuove competenze che a seguito della riforma delle Province italiane (legge 562014), l'assessorato alla Cultura della regione ha istituito il 22 febbraio, con il ddl 137, uno strumento indispensabile per la gestione dei beni culturali, l'Erpac, ovvero l'Ente regionale per il patrimonio culturale della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Premesso e appurato che da tempo le altre regioni si erano dotate di analoghi strumenti dedicati ai beni culturali, conseguendo risultati avanzati nel campo della gestione, ottimizzazione e valorizzazione nel settore, all'Erpac ora spetta di dare gambe alla legge 23 e svolgere funzioni di coordinamento del compendio di villa Manin di Passariano, ovvero dell'Azienda speciale e dell'Istituto regionale per il patrimonio culturale, deputato, oltreché a attività promozionali, alla catalogazione e al restauro dei beni culturali regionali. Un ente che coordini già queste due realtà permettendo di inserirle compiutamente e di relazionarle in un unico sistema dei beni culturali regionale sarebbe già per se positivo, ma tra le disposizioni urgenti in materia di cultura si affronta, e di petto, un altro spinoso problema, quello del trasferimento delle funzioni provinciali in materia di beni culturali, istituti e collezioni: tra questi i musei provinciali di Gorizia sono senz'altro il polo principale, senza dimenticare peraltro le altre realtà museali sempre di competenza provinciale, come a esempio il Museo della vita contadina della provincia di Pordenone a San Vito, e il ricco patrimonio di opere d'arte accumulato dalle stesse provincie come arredo uffici. Di fatto si tratta di un dibattito ancora aperto, perché le soluzioni di gestione, oltre che il concetto di proprietà delle collezioni, meritano di certo una piú approfondita riflessione.
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La legge regionale 23 del settembre 2015 ha istituito il sistema regionale di musei del Friuli Venezia Giulia, con obiettivi di valorizzazione del patrimonio culturale e turismo culturale. Il sistema prevede la creazione di un ente regionale per il patrimonio culturale, l'Erpac, che coordinerà le attività dei musei e delle collezioni. L'Erpac sarà responsabile della catalogazione, del restauro e della promozione dei beni culturali regionali. La legge ha anche previsto la trasferenza delle funzioni provinciali in materia di beni culturali, istituti e collezioni, con l'obiettivo di creare un sistema complessivo e coordinato.
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