DOPO mesi di lavori, costati 2 milioni e 800mila euro, tutto è finalmente pronto: la vecchia stazione delle ferrovie laziali ha cambiato volto, grazie al progetto dell'architetto Andrea Vidotto, docente all'università di Roma Tre, e dello studio SPSK. Ed è pronta ad accogliere la nuova caffetteria con ristorante del museo di Palazzo Massimo. Ma per vederla aperta, purtroppo, bisognerà aspettare mesi, forse addirittura il 2017. Nonostante il bando per l'affidamento in gestione sia pronto, per indire la gara ha spiegato il soprintendente per il Colosseo, Francesco Prosperetti l'indicazione è quella di aspettare l'arrivo del nuovo "super-direttore" del Museo nazionale romano reso autonomo dalla soprintendenza dal secondo step della riforma del Mibact che dovrà essere selezionato attraverso il nuovo bando internazionale. «La caffetteria-ristorante è il tassello mancante per garantire l'eccellenza del museo anche dal punto di vista dei servizi offerti al pubblico» spiega l'attuale direttrice del Museo nazionale romano, Rita Paris, che sul progetto ha lavorato a lungo e intensamente. «Dopo procedure durate anni per liberare l'immobile dagli occupanti, la soprintendenza ha curato il restauro della facciata esterna, procedendo poi in tempi rapidi alla progettazione per il recupero della struttura prosegue Paris - Mancano, ormai, solo le ultime finiture agli interni, mentre la ristrutturazione architettonica dell'edificio che ospiterà una caffetteria-ristorante da 220 posti, organizzata su due livelli, con una terrazza che si affaccia verso piazza della Repubblica, è ormai completata ». La facciata interna presenta due ordini architettonici, con il primo livello rivestito in acciaio porcellanato scuro e il secondo a vetrata, in parte trasparente e in parte opaca, con tonalità dal verde all'azzurro che sfumano verso l'alto. Da qui parte il "ponte sospeso" che collega il museo alla caffetteria: un passaggio pensile fra i due edifici che riprende le caratteristiche architettoniche del prospetto interno. «Volevamo che la facciata della caffetteria avesse una sua lievità, una mancanza di peso, in contrapposizione con quella di Palazzo Massimo, e che fosse una sorta di specchio in cui il museo si riflettesse» racconta Vidotto, spiegando come questo si sia tradotto «in un'architettura sobria, essenziale e dai connotati moderni». Un intervento che sottolinea Paris - «rappresenta un ulteriore elemento di riqualificazione della zona di piazza dei Cinquecento». E anche di attrattiva, dal momento che la caffetteria quando finalmente potrà essere affidata in gestione, e quindi aperta sarà accessibile non solo ai visitatori di Palazzo Massimo, ma, grazie a un doppio ingresso, anche a cittadini e turisti che potranno così dal ristoro passare al museo.