PER un ministro della cultura venire spesso a Torino «è inevitabile. Quanto è avvenuto qui in questi anni è il paradigma di quanto stiamo cercando di fare con la cultura in Italia», dice Dario Franceschini al sindaco Piero Fassino. Un reciproco scambio di lodi e un comune annuncio sulla recente vocazione di Torino come città che esporta mostre anche in un tempio dell'arte come l'Ermitage. Curioso responsabile del dicastero dei Beni culturali che approfitta della bellezza delle opere per lanciare tweet promozionali della mostra torinese "Da Poussin agli Impressionisti", ma anche turista che immortala le opere con il suo iPhone, il ministro comincia il suo tour torinese dalle "Scene del Crimine" di Camera. Fra una posa di profilo alla Hitchcock e molte domande su tecniche e contenuti, al Centro italiano per la fotografia affida il ruolo di capofila di un progetto di valorizzazione del patrimonio fotografico. Il tempo per un caffè riservato con il presidente Emanuele Chieli e la direttrice Lorenza Bravetta, i curatori dello spazio, e Benedetto Camerana che si è occupato della ristrutturazione, e l'accordo è annunciato: «Dobbiamo colmare un ritardo dell'Italia sulla fotografia e non c'è intesa senza soldi», scherza senza rivelare l'entità della partecipazione. Pochi minuti dopo è al Museo Egizio, dove lo attendono la presidente Evelina Christillin e il direttore Christian Greco. Il Nilo a Pompei, una mostra che si fa in tre e andrà presto anche a Pompei e al Museo archeologico di Napoli, è stata inaugurata solo una settimana fa. Mancava soltanto il riconoscimento del ministro per farla decollare: «Una bellissima mostra di cui si parlerà nel mondo dice frutto di un importante disegno scientifico lontano da intenti commerciali». La tappa obbligata è nella sala di Deir El Medina, che l'Egizio ha voluto dedicare a Giulio Regeni. Qui Franceschini scatta una foto dicendo di condividere l'iniziativa del Museo. Con un Virgilio d'eccezione come Christian Greco, il tempo della visita scorre veloce ed è forte l'interesse per i video realizzati in collaborazione con il Cern: «Qui c'è quello che vogliamo fare nei musei italiani commenta Franceschini all'uscita una prova tangibile di collaborazione fra il pubblico e il privato senza ostacoli ideologici». Pochi passi e Franceschini è a Palazzo Madama, per il taglio del nastro e l'incontro con l'Ermitage. Pubblico qualificato per un altro annuncio importante: la relazione con l'Ermitage si rafforza e prossimamente sarà Torino ad esportare a San Pietroburgo. A fine del 2017 Carolyn Christov- Bakargiev curerà per l'Ermitage un'esposizione sull'Arte povera. Gli altri due progetti, ancora in discussione, riguardano il Museo dell'Auto e il Museo Egizio. Ma per ora protagonista è Torino che, dice il ministro, «sempre più dimostra di saper attrarre turisti colti e intelligenti».