Secondo una ricerca della Svimez, dal 2000 al 2013 le spese destinate alla valorizzazione di musei, biblioteche, cinema e teatri, ma anche ad attività ricreative e sportive hanno subito un crollo di oltre il 30 nel Mezzogiorno, contro il -25 del Nord Al Sud la cultura è diventata un bene di lusso L'Italia è il paese con il più alto numero al mondo di beni patrimonio dell'umanità. Eppure non brilla per investimenti destinati alla cultura, soprattutto al Sud. A sottolinearlo è la ricerca "Le spese per la cultura nel Mezzogiorno d'Italia" condotta dalla Svimez sulla base di dati del ministero dello Sviluppo - dipartimento sviluppo e coesione economicaconti pubblici territoriali. Dalla quale emerge che dal 2000 al 2013 la spesa totale nel settore della cultura (dagli interventi a tutela e valorizzazione di musei, biblioteche, cinema, teatri, enti lirici, archivi, accademie, alle attività ricreative e sportive come piscine, stadi, centri polisportivi, fino alla gestione di giardini e musei zoologici) ha subito un crollo di oltre il 30 nel Mezzogiorno, passando da 126 a 88 euro pro capite, contro il -25 del Nord. In particolare, nel 2013, fatto pari a 100 il livello medio nazionale, la spesa pro capite per la cultura è stata del 69 nel Mezzogiorno, a fronte del 105 del Nord e del 141 del Centro. Inoltre, sempre nello stesso anno, per ogni cittadino del Nord è stato speso per la cultura il 35 in più rispetto a un cittadino del Sud. I tagli sono stati più pesanti in piena crisi, ossia negli anni 2009-2012 quando gli investimenti in conto capitale per la cultura sono passati al Sud dai 45 euro pro capite del 2009 ai 17,3 del 2011, per poi risalire a 19,6 nel 2013. Scendendo più nel dettaglio e andando ad analizzare la situazione nelle amministrazioni centrali, locali e regionali, emerge che a livello nazionale le spese in conto capitale nel settore sono crollate, dal 2000 al 2013, del 49 e al Sud del 48. In altri termini, i 52 euro pro capite del Duemila sono diventati nel 2013 26,5 a livello nazionale; nel Sud i 38 euro del 2000 sono diventati tredici anni dopo 19,6. I tagli più drastici si sono concentrati nelle amministrazioni centrali: il crollo al Sud è stato del 74,6: i 13,6 euro pro capite del 2000 sono quasi spariti tredici anni dopo, arrivando a 3,48 euro. Dando invece uno sguardo alla situazione a livello regionale, il Veneto ha visto un calo degli investimenti di oltre il 21, Emilia-Romagna e Toscana del 38-39, mentre va peggio alla Calabria (-43,6). Fatto inoltre pari a 100 il dato nazionale, il Veneto nel 2013 ha speso in cultura il 101, Emilia Romagna e Toscana si sono fermate rispettivamente all'88 e al 96, la Campania al 58 e Puglia e Calabria hanno superato di poco il 54 del dato nazionale. Il Sud, secondo la Svimez, subisce una duplice penalizzazione, in quanto alla riduzione della spesa in conto capitale totale si aggiunge quella più marcata per la cultura, che negli ultimi dieci anni risulta pesantemente sacrificata in quanto considerata come voluttuaria, un bene di lusso. Quello che serve, si legge nella nota, è "non soltanto un maggiore impegno finanziario di tutti, ma altresì una effettiva riconsiderazione e riforma dei meccanismi finanziari e istituzionali". Considerato che le spese per la cultura "attengono ai livelli essenziali delle prestazioni, che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale".
Al Sud la cultura è diventata un bene di lusso
Secondo una ricerca della Svimez, le spese per la cultura nel Mezzogiorno d'Italia sono crollate del 30% tra il 2000 e il 2013, passando da 126 a 88 euro pro capite. Il Nord ha subito un crollo del 25%, mentre il Centro ha mantenuto un livello di spesa pro capite del 100. I tagli sono stati più pesanti in piena crisi, tra il 2009 e il 2012. A livello nazionale, le spese in conto capitale nel settore sono crollate del 49% tra il 2000 e il 2013, passando da 52 a 26,5 euro pro capite.
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