Il ministro Franceschini: "Qui si coniuga tutela del patrimonio e crescita del turismo" «Un ministro della Cultura non può non venire spesso a Torino: perché è la città italiana più vivace e attiva in questo settore». Dario Franceschini non lusinga la platea per fare piacere al sindaco Fassino, al suo fianco ieri a Palazzo Madama, lo dice perché ne è convinto: «La mia visita di oggi a tre musei in grande sviluppo e trasformazione, mi convince sempre di più che quanto è avvenuto a Torino in questi anni, con la cultura, è un po' il paradigma di quanto stiamo cercando di fare in tutta Italia». Il tour cittadino del ministro è cominciato alle 10 con la visita a Camera, il Centro Italiano per la Fotografia di via delle Rosine. Qui si è trattenuto per una mezz'ora, appartato dai cronisti, con la direttrice Lorenza Bravetta e il presidente Emanuele Chieli. Due baci di Dama, un caffè e poi il seguente tweet: « CameraTorino: un investimento privato intelligente che colma un ritardo italiano». A voce, aggiungerà: «Bisogna proteggere e valorizzare il grande patrimonio degli archivi fotografici pubblici e privati: un lavoro d'avanguardia da fare insieme a questo Centro che rappresenta un tassello importante di tutta l'operazione». Un tuffo nel Nilo Dopo Camera, il ministro ha in agenda la visita al Museo Egizio della mostra inaugurata venerdì scorso, «Il Nilo a Pompei», che ha richiamato nel solo weekend 10 mila persone. Appena arrivato in via Accademia delle Scienze, Franceschini ha voluto immortalare con il suo smart-phone la nuova insegna con la scritta Museo Egizio tradotta in arabo - già super-ripresa dai social network - poi ha fatto una foto anche alla targhetta della sala di Deir El Medina di recente dedicata a Giulio Regeni. Accolto dalla presidente Christillin e dal direttore Greco, il ministro ha dedicato quasi un'ora all'Egizio: «Una bellissima mostra - ha detto - frutto di un importante disegno scientifico lontano da intenti commerciali: penso che se ne parlerà nel mondo». Poi una riflessione sulla Fondazione Museo Egizio che ora produce cultura: «Qui c'è quello che vogliamo fare nei musei italiani - ha detto Franceschini - la collaborazione tra pubblico e privato senza blocchi ideologici, un importante lavoro scientifico e didattico che si coniuga con grandi capacità manageriali». A Palazzo Madama A piedi, seguito dalla solita truppa di telecamere e taccuini, il ministro dei Beni Culturali ha raggiunto Palazzo Madama, per visitare in anteprima con il sindaco Fassino e il gotha della cultura torinese (c'erano veramente tutti, da Turetta alla Pagella, insieme con l'assessore Parigi e la Soprintendente Papotti) la magnifica mostra di primavera «Da Poussin agli Impressionisti. Tre secoli di pittura francese dall'Ermitage». Ed è qui che sono fioccati i commenti più lusinghieri: «Torino si è trasformata trovando la sua vocazione turistica nazionale e internazionale - ha detto il ministro - mentre l'interprete traduceva le sue parole in russo per il direttore dell'Ermitage Mikhail Piotrovsky - che è esattamente quello che auspichiamo per il Paese: Torino dimostra che è possibile coniugare la tutela del patrimonio con la crescita del turismo: basta crederci». Poi, accompagnato dal neodirettore di Palazzo Madama Guido Curto, ha ammirato i 75 capolavori arrivati da San Pietroburgo che raccontano la storia della pittura francese dal 1600 alla fine dell'Ottocento: artisti come Cézanne, Matisse, Renoir e Monet. Un panorama mozzafiato che campeggia sul verde biliardo «rubato» all'Ermitage. Poi una veloce polenta d'autore al Cambio insieme al sindaco e signora, quindi via in stazione verso Milano.