Godoli: «Non c'è spazio per le transenne a tutela dei quadri». Un bar sulla terrazza di Pitti Aprire il Corridoio Vasariano al pubblico, senza turni e prenotazioni private, come vuole fare il direttore degli Uffizi Eike Schimdt, si può fare solo a una condizione: che da lì vada via la collezione di autoritratti e che al suo posto arrivino statue, affreschi, magari della panche come si usava ai tempi dei Medici e comunque una quadreria e degli arredi meno delicati e disposti in maniera meno fitta. È questa la risposta che arriva dal quartier generale della Galleria mentre nel giorno in cui Dario Nardella annuncia l'arrivo di 530 mila euro dal ministero dei Beni Culturali per realizzare il percorso del Principe (unisce Palazzo Vecchio al complesso vasariano degli Uffizi) la polemica sulla scelta di Schimdt infiamma gli animi. A spiegarci le ragioni dell'operazione è l'architetto Antonio Godoli che ha ripercorso idealmente con noi, pianta alla mano, il chilometro di corridoio più famoso del mondo, illustrandoci i punti di criticità e di forza del progetto di riunificazione di Uffizi e Palazzo Pitti, su cui lui stesso sta lavorando in questi giorni. Un programma che, per diventare realtà, necessiterà di almeno un anno e mezzo di lavori. Ragionevolmente il nuovo Vasariano, con il nuovo regolamento d'accesso, potrebbe essere pronto per la fine del 2017 o l'inizio del 2018. «Non c'è nessuna pregiudiziale contro gli autoritratti spiega Godoli è solo che il Corridoio aperto non potrà più contenerli perché non ha lo spazio necessario a proteggerli. Alcuni tratti del chilometro di camminamento sono larghi appena 2 metri, quelli più ampi, arrivano a 3. Se si considera che le transenne indispensabili a proteggere i quadri dovrebbero essere poste a una distanza di circa 50 centimetri da ogni parete, si capisce che lì dentro mancherebbe lo spazio materiale per tutelarli». Senza se e senza ma. Resta da capire come adeguare il Corridoio alle esigenze di sicurezza. E per questo vi riproponiamo il percorso fatto con Godoli. Immaginiamo di partire dagli Uffizi: nel punto di raccordo tra la Galleria e Ponte Vecchio c'è un imponente scalone. Poco dopo, attraversata la stanza dei Caravaggeschi, c'è ancora una doppia scalinata. A seguire arriva il tratto che costeggia Lungarno degli Archibusieri: è largo 2 metri e oggi ospita provvisoriamente quadri del '600 e del '700 che andranno spostati ai Nuovi Uffizi sull'ala di Levante: qui le transenne sono impensabili. L'esposizione degli autoritratti, 600 circa su una collezione di più di 2000 pezzi, inizia subito dopo, sul tratto che sovrasta Ponte Vecchio dove la larghezza raggiunge circa tre metri. Più ampia ma non abbastanza per accogliere anche transenne. È alla fine di Ponte Vecchio che dovrebbe essere posta un'uscita di sicurezza. «Le opzioni sono due spiega l'architetto Godoli si potrebbe aprire un varco o subito sotto la Torre dei Mannelli o dall'atro lato dell'arco di via de' Bardi che, come si sa, è stato ricostruito alla fine degli anni Cinquanta dall'architetto Nello Bemporad, dopo essere stato distrutto dalle mine tedesche». Poco dopo, in piazza Santa Felicita, si trova un altro punto su cui si sta lavorando. Qui si potrebbe installare un ascensore per i disabili. Proprio alla destra dell'ingresso della chiesa c'è un cortile e dunque dello spazio sufficiente a renderebbe possibili i lavori. «In alternativa spiega Godoli l'ascensore potrebbe essere messo in corrispondenza della gradinata che c'è subito alla destra della Grotta del Buontalenti». Ne consegue che i disabili e solo loro potrebbero attraversare con le carrozzine il Corridoio in entrambi i sensi, dal punto in cui verrà fatto l'ascensore fino alla scala che si trova dopo la sala dei Caravaggeschi. Per tutti gli altri ospiti il Vasariano sarà attraversabile in un solo senso: dagli Uffizi verso Palazzo Pitti. Non finisce qui la rivoluzione di Schmidt. Gli autoritratti, almeno quelli della collezione storica voluta dal Cardinale Leopoldo andranno esposti nella sala 79, la cosiddetta Sala del Pilastro, che si trova subito sotto la Sala Michelangelo. Infine il colpo a sorpresa. L'ultimo tratto, quello che dalla Grotta del Buontalenti arriva fino a Pitti, è tutto un susseguirsi di scale, un percorso difficile alla fine del quale i turisti saranno ricompensati. Sulla terrazza che sovrasta Palazzo Pitti, sul lato Guicciardini, ci sarà un Caffé, un luogo di ristoro con vista mozzafiato all'inizio dell'Oltrarno. Un modo per offrire un'esperienza fuori dall'ordinario dopo l'attraversamento del Corridoio. Finita la pausa caffé i turisti potranno scegliere se uscire a Boboli o vistare anche Palazzo Pitti.