Sulle ceneri di una vecchia centrale termica sorgerà, a Pietrafitta, una struttura espositiva destinata a custodire il ricco patrimonio fossile. Progettare un Museo paleontologico particolare, inserito in un'area estrattiva di lignite abbandonata è sicuramente un lungo processo conoscitivo sia dei reperti, sia del luogo, sia di un sistema di progettazione ex novo che non ha eguali in Italia, essendo per lo più i musei inseriti in antiche strutture edilizie recuperate e adattate allo scopo. La nascita di questo museo è giustificata e resa necessaria proprio come documentazione di quanto la natura prima e l'uomo poi hanno realizzato nell'area.La vecchia centrale termica ha bruciato, negli anni, dieci milioni di metri cubi di lignite, senza contare il materiale sterile che la ricopriva determinando una situazione che nella normalità della ricerca scientifica di fossili sarebbe apparso impossibile: creare un enorme campo di scavo con profondità fino a trenta, quaranta metri in un'area di centinaia di ettari di estensione. Il Museo paleontologico di Pietrafìtta, nel Comune di Piegato, nella Provincia di Perugia, sta per divenire una realtà importante e necessaria sia per la salva guardia dei reperti fossili sia per le caratteristiche specifiche del luogo sia per lo sviluppo economico e sociale di tutta un'ampia area a ridosso della centrale Enel. Affrontare il progetto del Museo, non vuol dire solamente realizzare un progetto esecutivo con cui attraverso l'appalto si giungerà alla sua realizzazione,vuoi dire altresì attivare una serie di conoscenze per cui suggerire ed individuare modalità consone alla sua futura realizzazione, gestione, operatività. Le attese dei cittadini di un ampio territorio, degli studiosi, ma anche dei turisti, oggi possono divenire realtà. Il Comune di Piegare è riuscito, coinvolgendo, da un lato, la Sovrintendenza Archeologica dell'Umbria e il Cams dell'Università degli Studi di Perugia, e dall'altro, la Provincia di Perugia e la Regione Umbria , ad individuare modalità di finanziamento atte alla sua realizzazione. La metodica di approccio non è stata semplice: il primo atto è stato un piano di fattibilità, redatto nell'anno 2001, era necessario approfondire studi sulla storicità degli eventi, delle dislocazioni, dei ritrovamenti, delle modalità estrazione della lignite, delle modalità di recupero dei reperti fossili,per giungere ad una ipotesi di fattibilità di un progetto, il Museo Paleontologico di Pietrafitta, nasce ex novo proprio e solamente come museo paleontologico. Le fonti sono state quelle costituite dalle tesi elaborate negli anni sull'argomento fossili in Umbria e a Pietrafitta,e quelle reali, intervistando i residenti e gli operai della Centrale Enel, che hanno partecipato in prima persona ai ritrovamenti ed alla loro estrazione. Molto importante e positivo è stato il contributo degli eredi del Sig. Boldrini,assistente capoturno dell'Enel, che, pur non conoscendo i fossili e divenendo,poi, autodidatta, fu tra i primi a comprendere l'importanza dei ritrovamenti,ci hanno messo a disposizione la documentazione in loro possesso, per questo li ringrazio sentitamente. Il contributo della Sovrintendenza Archeologica dell'Umbria è stato basilare nel comprendere la specificità del ritrovamento, nella valutazione del restauro dei fossili, nella ipotesi di allestimento. L'idea progettuale, è stata quella di non voler individuare un solo edificio, ma un insieme di corpi di fabbrica in cui ciascuno ha una sua specifica destinazione, pur costituendo un unicum edilizio. Lo stesso luogo in cui si posiziona l'edifico avrà la caratteristica di conferire un'atmosfera particolare a tutto l'intervento riproducendo un'area esterna in cui gli animali e le piante, rinvenute nella miniera, vivevano ai bordi di un grande lago del Pleistocene. E' basilare in un concetto contemporaneo di macroarea museale la contestualità che il Museo si troverà ad assolvere: la doppia funzione di luogo fruìbile dai turisti e di strumento di studio per i paleontologi e ricercatori; questa posizione estremamente importante anche per la sopravvivenza e lo sviluppo futuro del Museo e delle sue pertinenze venne suggerita da un elaborato del gruppo di lavoro (D.M. 25 luglio del 2000), istituito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, "Criteri tecnico-scientifici e standard per i musei", ambito 6, punto 5 "Gestione e cura delle collezioni". Il fatto che le realtà museali divengano realtà quale laboratorio sperimentale aperto ad una serie di Scienze, dall'ambiente alla multimedialità fa si che l'attività dovrà portare ad un moderno sistema di musealizzazione, in modo da permettere agli studiosi di compiere agevolmente le proprie osservazioni scientifiche e ai visitatori di ottenere un'adeguata informazione. Museo dovrà, esporre le principali emergenze paleontologiche fino ad oggi recuperate, ponendo come priorità che a queste siano collegate funzioni di visibilità e conoscenza con laboratorio per il restauro dei fossili, informazione sui processi estrattivi accaduti negli anni, non a caso il permanere dell'area estrattiva e della la vecchia centrale quale esempio di archeologia industriale, completerà il quadro conoscitivo di un'area di circa ha.15.00. Il Museo e l'area, nella sua totale complessità dovrà acquisire rilievo nazionale e sarà rivolta ad ogni livello, di ricerca, sia esso scientifico, didattico o amatoriale, che a tutt'oggi non ha saputo trovare adeguato soddisfacimento culturale. Potrà così nascere, sulla base di un incredibile patrimonio paleontologico un "museo non museo" cioè una struttura pensata per recepire e accogliere un pubblico dagli interessi più vari, quali la conoscenza dei fossili, l'ambiente, l'attività di una centrale di produzione elettrica, la ospitalità del luogo.