Cosimo e Vasari, tutto in otto mesi Chissà se fu davvero il «passetto» romano che collegava palazzo del Vaticano con il Castel Sant'Angelo e che nel 1527 permise a Papa Clemente VII, Giulio de' Medici, di fuggire all'esercito di Carlo V durante il sacco di Roma, ad ispirare quello fiorentino. Di certo il «passetto» fiorentino fu concepito dai Medici non solo come percorso di sicurezza tra Palazzo Vecchio e la loro nuova reggia di Palazzo Pitti, ma anche come manifesto di sfarzo, meraviglia da mostrare alla città e agli illustri ospiti. Era il 1565 ed il duca Cosimo I de' Medici ordinò a Vasari di costruire il passaggio aereo, cogliendo a pretesto le prossime nozze del reggente Francesco I, suo figlio maggiore, e della principessa Giovanna d'Austria. Vasari aveva già dato il via alla costruzione degli Uffizi e realizzata l'intera ala orientale, quella verso Palazzo Vecchio, e il loggiato del braccio sul lungarno e fu facile concepire l'idea del corridoio aereo dal Palazzo simbolo di Firenze a Palazzo Pitti, iniziando dalla volta su via della Ninna che fu costruita nello stesso 1565. Detto fatto, in otto mesi, da marzo a novembre, il corridore lungo circa un chilometro fu realizzato, con tempi record che aggiunsero altra meraviglia al fasto delle nozze che si tennero il 16 dicembre 1565. Il passaggio era alto circa 9 metri, con le «mensole» per aggirare la torre dei Mannelli che non avevano dato il permesso di passare attraverso la loro proprietà, l'affaccio sulla chiesa di Santa Felicità, fino all'arrivo accanto alla Grotta del Buontalenti all'interno del palazzo ducale e del suo giardino, e in quell'inverno di 451 anni fa forse non era stato neppure intonacato. Il passaggio si ricollegava con i «mitici» passaggi sacri sopraelevati di Gerusalemme di cui scriveva Leon Battista Alberti «narra Aristeo che a Gerusalemme vi erano ornati passaggi sopraelevati destinati a permettere il transito nella maniera più decorosa dei nobili e affinché coloro che portavano oggetti consacrati non venissero resi impuri dal contatto coi profani» ed a quelli romani che forse esistevano ai tempi dell'Impero e di certo nel Quattrocento. Ma non solo. Tutta la città aveva visto il passaggio in legno realizzato da Santa Maria Novella a Santa Maria del Fiore nel 1436 e sul quale era passato Papa Eugenio IV, la sua corte e tutti i maggiorenti della Signoria in occasione della riconsacrazione della cattedrale. La via aerea dei principi fu in realtà poco usata da Cosimo diventato nel frattempo Granduca, e fu suo figlio Ferdinando che la usò come strumento di potere, accompagnandovi spesso i visitatori che si potevano riposare su alcune panche tra una veduta e l'altra. Anche Cosimo II lo sfruttò come strumento di potere, ma fu l'ultimo. Dopo il corridoio regredì a semplice passaggio sicuro e solo coi Lorena le cose cambiarono, divenendo parte del museo degli Uffizi con quadri esposti e soprattutto con alle sue pareti una quarantina di «ritratti della Casa Medici» e di altri personaggi illustri frutto del nucleo della collezione di autoritratti iniziata nel Seicento dal cardinale Leopoldo de' Medici. Con Firenze capitale d'Italia nel corridoio arrivarono le opere del Museo Etrusco, presto sostituite da stampe e italiane e straniere e a fine Ottocento da una selezione di autoritratti di artista e da altri ritratti che ornarono il passaggio fino al 1943 quando furono tolte per sicurezza. La guerra danneggiò nel 1944 il Corridoio e una volta restaurato nel 1952 il direttore della Galleria, Roberto Salvini, vi pose 175 autoritratti che rimasero fino al novembre 1966 quando furono tolti per evitare la furia dell'Arno. E nel 1973, dopo altri restauri nacque l'allestimento museale voluto da Luciano Berti, rimasto intatto fino ad oggi, con anzi sempre nuove acquisizioni di autoritratti. Una storia che ora cambierà di nuovo col Corridoio meno museo e più passaggio.