«Non c'è mai stato un Botticelli nascosto, l'opera era nota a tutti e sarà visibile a tutti perché non venderemo Villa La Quiete», spiega il governatore Enrico Rossi che attacca: «Il quadro conservato male? Un'assurdità». «Non c'è nulla di nascosto, né sconosciuto». Così il governatore Enrico Rossi liquida le polemiche sul Botticelli a Villa La Quiete. E rilancia. Presidente Rossi, tutto pare nascere dalla ipotesi di cessione di Villa La Quiete. «Appunto. La verità è che la Regione non intende vendere nulla, ma abbiamo solo chiesto le manifestazioni di interesse per valorizzare alcuni immobili, compresa la villa. Valorizzare anche rendendo fruibili ogni giorno le opere d'arte che vi sono e che in questo caso sono di proprietà dell'Ateneo». E il Botticelli «nascosto»? «Non c'è mai stato. È una opera nota, e non solo agli addetti ai lavori, studiata e conosciuta, che chiunque tra le altre cose trova se va su Wikipedia... Come le altre opere custodite nella parte storica dell'edificio». C'è chi ha parlato di conservazione non idonea. Lei che dice? «Altra cosa che non sta in piedi. Nel 2012 la Regione, dopo aver acquisito l'edificio dall'Università, ha restaurato le "stanze della padrona", quelle cioè dove abitava l'Elettrice Palatina e la "stanza delle anatre". E abbiamo dato in concessione gli spazi al Dipartimento integrato dell'Università, presieduto dallo stesso rettore, con l'intesa di creare un percorso museale all'interno dell'edificio, cui teniamo molto e cui stiamo già lavorando. Come teniamo molto all'altro gioiello, la villa medicea di Careggi, dove morì Lorenzo il Magnifico». A proposito di polemiche, cosa risponde a Eugenio Giani, presidente del Consiglio regionale, che ha contestato la vendita della villa e domani terrà nella villa un ufficio di presidenza? «Che se terrà la riunione nelle stanze dell'Elettrice Palatina vedrà il luogo in cui l'opera di Botticelli sarà esposta, assieme agli altri capolavori, D'intesa con Università e sovrintendenza, è lì che intendiamo fare il percorso museale da aprire sempre, non solo per le giornate del Fai». Un percorso museale, come e quando? «La volontà è di creare un circuito con il coinvolgimento dell'Ateneo, di cooperative di storici dell'arte o ricercatori, per creare anche nuovi posti di lavoro, valorizzando appunto i nostri beni, che sono tantissimi a Firenze, come ad esempio quelli legati alla sanità o all'ospedale di Santa Maria Nuova. Si può costruire un racconto più completo della città, uscendo dal quadrilatero romano. E già domani (oggi, ndr ) ne parlerò col rettore di Firenze, Luigi Dei che sarà in giunta, assieme agli altri due rettori della Toscana». Non solo Uffizi e Accademia quindi? «Esatto. Anzi ho un sogno, di cui ho già parlato con il ministro Franceschini. Aprire gli Uffizi "due" fuori Firenze, così come il Louvre ha creato il suo museo a Lens, per mettere i suoi capolavori a disposizione di tutti».