L'ecomuseo di Portopalo di Capo Passero, gestito da Legambiente e visitato da seimila persone ma rimasto aperto per poche settimane Demanio ai privati, il modello della fortezza sull'isolotto Lo avevano restaurato con fondi pubblici per farne un museo. Un "ecomuseo" destinato a prendere vita sull'isolotto di fronte a Capo Passero: un percorso di visita all'interno del forte tardo-cinquecentesco che però, nei sette anni successivi al mega-progetto finanziato con 1,8 milioni di provenienza europea, è rimasto aperto solo per poche settimane. Almeno fino a quando, nell'estate di due anni fa, l'ha preso in mano il circolo "Scieri Muciare" di Legambiente, che l'ha aperto ai turisti. È questo uno dei modelli di valorizzazione dei beni demaniali che, come Repubblica ha raccontato ieri, nei prossimi mesi potranno essere applicati a centinaia di edifici della Regione sul Demanio marittimo. Il progetto di Legambiente ha permesso fino all'anno scorso di attirare un migliaio di turisti al mese sulla piccola isola nel Sud-Est della Sicilia, una sorta di miracolo se si considera che il tratto di mare che la separa da Portopalo non è sempre navigabile. È enorme, la fortezza di Capo Passero. L'edificio è suddiviso in 31 stanze distribuite su due piani e fra il 2004 e il 2007 è stato rimesso in sesto grazie ai fondi di Agenda 2000, con i quali è stato anche realizzato un impianto di illuminazione "green". Poi però si è fermato tutto: l'inaugurazione è arrivata solo a settembre del 2009, «e da allora spiega Salvo Maino, che ha seguito il progetto per conto di Legambiente la fortezza è rimasta aperta solo per qualche settimana». Dal 2010, il silenzio. Fino al 2014, quando Legambiente ha chiesto il bene in gestione, facendosi carico della manutenzione. Nel frattempo, infatti, sull'isola erano arrivati i vandali. Per fare "ripartire" la fortezza, quindi, è stato necessario sostituire i vetri, rimpiazzare qualche maniglia, comprare alcuni catenacci. Tutto, rigorosamente, gratis. «L'unico modo per contribuire chiarisce Maino era un salvadanaio nel quale lasciare offerte libere. Il successo è stato enorme: i visitatori sono stati seimila, ma la fortezza è rimasta aperta solo nei mesi estivi del 2014 e del 2015, quando cioè il mare lo consentiva». Già, il mare. In qualche modo sull'isola bisognava pure arrivarci. Così è nato, o meglio è rinato, un piccolo indotto, quello dei proprietari di barche che portavano i turisti alla fortezza, ovviamente a pagamento. Un "biglietto" con il quale, però, non si otteneva l'accesso al museo, ma appunto la navigazione, che quindi veniva pagata ai traghettatori. Particolare non di poco conto, se si pensa che il caso Capo Passero è finito fra gli addebiti contestati all'allora soprintendente ai Beni culturali Beatrice Basile, sospesa per aver autorizzato la realizzazione della piscina dell'ex assessore Mariarita Sgarlata e per quest'altra vicenda. Per il sospetto, cioè, di aver concesso lo sfruttamento di un bene demaniale a un privato pronto a guadagnarci. Una circostanza smentita da tutti gli interessati, tanto che alla fine la soprintendente è stata reintegrata, ma che ironia della sorte è proprio quello che la Regione si prepara a fare ora, appena un anno dopo.
Demanio ai privati, il modello della fortezza sull'isolotto
L'ecomuseo di Portopalo di Capo Passero, gestito da Legambiente, è stato aperto ai turisti per poche settimane ogni anno per sette anni, a partire dal 2009. Il progetto di valorizzazione del bene demaniale è stato finanziato con fondi europei e ha attirato un migliaio di turisti al mese. La fortezza è stata restaurata con fondi pubblici e ha un impianto di illuminazione "green". Tuttavia, la fortezza è rimasta chiusa per il resto dell'anno a causa della navigabilità del mare. Un gruppo di volontari, il circolo "Scieri Muciare" di Legambiente, ha preso in mano la gestione del museo e ha aperto le porte ai turisti.
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