NAPOLI. Un risultato l'ha già ottenuto Mauro Felicori: il nuovo direttore della Reggia di Caserta ha messo d'accordo il premier Matteo Renzi e la leader della Cgil, Susanna Camusso, nel giudizio critico contro i sindacati locali che lo hanno accusato di trattenersi anche di sera nei locali della Reggia senza aver predisposto un adeguato servizio di sorveglianza. Infatti, dopo le parole del presidente del Consiglio rivolte ai sindacalisti firmatari della missiva-esposto, di cui ha dato notizia nei giorni scorsi Il Mattino , sono arrivate quelle di Camusso che ha definito senza mezzi termini «un errore attaccare Felicori». Come se non bastasse il segretario nazionale Uil, Carmelo Barbagallo, si è apertamente schierato con Felicori «ci schieriamo contro truffatori e assenteisti, soprattutto in un momento in cui i giovani hanno fame di lavoro perché non ce n'è». Cgil funzione pubblica e Cgil di Caserta hanno a loro volta preso le distanza dalla lettera contro Felicori manifestandogli solidarietà e vicinanza «per la piena disponibilità dimostrata per la costruzione di un piano strategico che punti al rilancio della struttura», prendendo le distanze «da un comunicato sbagliato nel merito e nel metodo». Ieri intanto, con un'intervista a Radio 24 , Mauro Felicori è tornato sulla vicenda, spiegando di essere rimasto «esterrefatto quando ho saputo della lettera. Anche perché ha aggiunto i lavoratori stanno meglio in un'azienda che li valorizza. A parte che lamentarsi di un direttore che lavora è paradossale, oltre questo non c'è alcuna base perché la Reggia è vigilata 7 giorni su 7 per 24 ore al giorno». Felicori poi è pure intervenuto sulla frase del premier («la pacchia è finita») riferita a certi metodi sindacali. «Dire che lavoro molto è un complimento, ma va detto che i lavoratori sono stati lasciati soli, negli ultimi tempi il direttore stava a Napoli, ovviamente non per sua scelta. I dipendenti della Reggia mi hanno accolto bene e sono motivati. La stragrande maggioranza di loro è attaccata al proprio lavoro». Chi è rimasto col cerino in mano e viene indicato come capro espiatorio è Angelo Donia, sindacalista Uil-Pa, uno di quelli che ha firmato il documento critico contro il direttore. Il segretario generale del suo sindacato, Barbagallo, ne ha pubblicamente annunciato la sospensione. Ieri però Donia ha rivendicato il suo operato: «Continuerò a fare le mie battaglie a prescindere dalla sospensione ha detto all'Ansa sto agendo solo per il bene della Reggia di Caserta. Non ho poltrone né interessi da tutelare che non siano quelli pubblici. Sono ancora in attesa ha aggiunto Donia di ricevere la sospensione. Comunque, nel documento non sono contenute critiche al direttore per il fatto che lavori troppo. Abbiamo solo rilevato che, se si trattiene oltre l'orario nella Reggia, è necessario che predisponga un apposito piano per la sicurezza. E questo accade in tutti i musei». Ieri infine le ultime bacchettate ai sindacalisti per il documento di accuse sono arrivate dal governatore De Luca che si è schierato con Felicori «un esempio sul lavoro e un modello di senso del dovere nelle istituzioni. Il suo impegno è il migliore incoraggiamento per noi e per il rilancio del sito».