Trafugati nove oggetti preziosi, tra cui un sigillo a forma di uovo di struzzo, ma i ladri hanno lasciato tracce "Calati dal tetto come nel film" E'ANDATO tutto come nel film. Tranne il finale. Perché, almeno nella realtà, i ladri finora l'hanno fatta franca. Il Topkapi, uno dei musei più prestigiosi al mondo, è stato violato tre sere fa a Istanbul da una banda di cacciatori di preziosi, che hanno svuotato la sala del tesoro. Nove gli oggetti rubati, tra cui il sigillo di un sultano, un monogramma, un paravento intarsiato in madreperla. Peter Ustinov ne sarebbe stato fiero. Come nel film (interpretato anche da Melina Mercouri) secondo quanto ha scritto ieri mattina dando la notizia "Ak-am", combattivo quotidiano di centro destra con il favore delle tenebre i ladri si sono aperti la strada camminando sui tetti del palazzo che dominala città sui due continenti. Qui di giorno si spalanca il panorama più bello della iurcma, con i ponti sul Bosforo, la Moschea Blu, l'ex Basilica di Santa Sofia, la piazza di Sultanahmet attraversata dal richiamo del muezzin. Ma l'altra sera i trafugatori hanno potuto lavorare indisturbati, nella quiete che cala ogni notte fra l'harem e il serraglio, una volta chiusi i cancelli e fatti uscire gli ultimi turisti, ogni anno più di un milione. Scesi nel padiglione centrale, i soliti ignoti hanno disattivato i sistemi di sicurezza e sono riusciti a impossessarsi di un bottino di prim'ordine: il sigillo a forma di uovo di struzzo, impreziosito da smalti, foglie d'oro e diamanti disegnato dal sultano ottomano Mahmud II (1808-1839), il monogramma del sultano Abdulhamitl che regnò dal 1774 al 1789, e un paravento di legno con intarsi in madre-perla. Il grande complesso del Topkapi, ricco di giardini lussureggianti, piante secolari, fauna rara e un eccellente ristorante piazzato in posizione strategica fra Europa e Asia, giace proprio sulla punta del Corno d'Oro. Per quattro secoli, durante il dominio dell'Impero ottomano, è stato la residenza dei sultani, ingrandendosi con il passare del tempo e assumendole sembianze diuna città verae propria, con al suo interno vie e piazze dove si svolgeva la vita ufficiale e di rappresentanza della Sublime Porta. L'harem, oggi meta di lunghe code di vistatori, è posto in una parte allora impedita agli sguardi e lontana dal sole. Nel 1924 l'intera struttura fu trasformata in museo daAtaturk, il fondatore della Turchia moderna. Meraviglia unica al mondo, molte volte i ladri hanno tentato di appropriarsi dei tesori del palazzo. Perché il Topkapi, con i gioielli del tesoro conservati, è sempre stato un obiettivo privilegiato di malviventi e di intenditori. Tant'è che libri e cinema vi hanno fantasiosamente ambientato decine di rocambolesche vicende criminali. «I ladri hanno lasciato molte tracce ha detto ieri ammettendo il clamoroso furto il direttore del museo Ilber Ortayli, uno più noti e seri storici turchi l'inchiesta della polizia è ancora in corso». Una tesi che sembra far ben sperare nel rientro in possesso del materiale trafugato. Avviene infatti così, nella celebre pellicola di Jules Dassin (1964). Una storia ispirata al romanzo di uno scrittore specializzato in trame romanzesche abilmente costruite in Grecia e Turchia, come Eric Ambler. Nel film i trafugatori, raggiunta la cupola della sala, si calano daun lucernario della volta e riescono a rubare il famoso pugnale con il manico di smeraldo. Il canovaccio dell'opera pare per l'appunto costituire il copione su cui, l'altra notte, i ladri veri hanno portato a termine il loro colpo. Ma Ustinov e soci alla fine commettono un errore fatale. Non è per forza detto che, questa volta, nella trama che vede il Topkapi come eterno soggetto, la realtà ricopi fino in fondo la fantasia. Un milione di visitatori l'anno tra i tesori le reliquie di Maometto IL PALAZZO di Topkapi, sulla riva europea di Istanbul, ha ospitato per quattro secoli tutti i sultani ottomani fino al regno di Abdulmecid 1(1839-1860). Contiene tesori di inestimabile valore: i doni che gli ambasciatori dell'impero portavano al sultano, gioielli e gemme di rara bellezza e alcune di grandezza eccezionale, armi preziosamente istoriate, tessuti e ceramiche. Al suo interno anche alcune reliquie del profeta Maometto, tra cui la sua spada e un ciocca dei suoi capelli, nonché alcune tra le prime edizioni miniate del I Corano. L'edificio è visitato da oltre un milione di persone all'anno.