TOMASO Montanari è uno storico dell'arte attento alla attività culturale della città. Oggi l'Asilo festeggia quattro anni di attività. «Mi sembra che l'Asilo rappresenti una delle poche buone notizie della Napoli di questo tempo. Un immobile, uno spazio pubblico storico e pregiato era tristemente perduto, e ora al contrario è risorto. Abbiamo un pezzo di città che serve a produrre cittadinanza. Credo ci sia molto da festeggiare, una volta tanto. Bisogna essere felici di questo appuntamento». A gennaio il Comune, con una specifica delibera, ha concesso l'utilizzo civico del bene. Lei come valuta questa decisione istituzionale? «È un modello che l'Italia deve seguire. Ricordiamo tanti esperimenti analoghi: dal teatro Valle di Roma alla Cavallerizza di Torino. Sappiamo tutti com'è finita al Valle: molto male. Dopo anni di lotta ora è chiuso. Vorrei che fosse chiaro che queste occupazioni non hanno impedito qualcosa. Hanno consentito che accadesse qualcosa. La disoccupazione del lavoro è grave; però lo è altrettanto l'inutilità di certi spazi. La delibera di uso civico elaborata dalla giunta de Magistris è un modello importante. Lo dico da giudice severo dell'esperienza del sindaco. Credo sarà imitata altrove, specie perché scritta da fior di giuristi. Diventa un testo che farà giurisprudenza». Lei ha mai partecipato a qualche iniziativa? «A tanti dibattiti sull'arte e l'archeologia. C'è sempre un pubblico diverso: pensionati, famiglie, studenti. Smettiamola col dire che è un centro sociale» .