C'è chi si affida ai volontari più o meno retribuiti e chi a personale esterno. E ancora chi sceglie entrambe le soluzioni per coprire le carenze di organico che con il blocco del turn over si sono fatte sempre più gravose. Dai musei alle biblioteche è spesso personale a costo zero o di associazioni e società private a rendere accessibili i luoghi della cultura nel weekend e nei festivi o a garantire i servizi al pubblico. C'È chi si affida ai volontari, più o meno retribuiti. Chi è costretto a pagare vigilanti privati. E chi, tra l'una e l'altra strada, le sceglie entrambe per tappare le carenze di organico. Non c'è solo il "caso Soprintendenza" che ha richiesto, facendo infuriare archeologi, guide turistiche e sindacati, 60 giovani del servizio civile per impiegarli a custodia dei marmi del Colosseo e degli scavi di Ostia Antica. Sono molti i musei, i monumenti e le biblioteche che ricorrono a figure esterne per rimpiazzare il personale che non basta più. Prendiamo l'ex Polo museale romano, ad esempio: prima della riforma Franceschini comprendeva Galleria Borghese, Castel Sant'Angelo, Palazzo Barberini, Gallerie Spada e Corsini e solo nel 2015 per garantire le aperture nel weekend ha speso, raccontano fonti sindacali, più di 40mila euro in vigilanti privati. Ora che i musei sono autonomi anche dal punto di vista del bilancio, alcuni lavoratori raccontano che a Palazzo Barberini, per almeno una domenica, l'apertura è stata garantita da tre dipendenti più due pensionati dell'Arma dei carabinieri per risparmiare. Alla Galleria Borghese, spiega invece una sindacalista Cgil, è una società di servizi a coprire nel weekend parte dei turni. A Castel Sant'Angelo, dal Giubileo, è la Ales, società controllata al 100 dal Mibact, a tenere aperti i portoni anche il lunedì, prima giorno di chiusura. Stessa "ditta" pagata da Palazzo Massimo per i 18 custodi "aggiuntivi" della Villa dei Quintili e Santa Maria Nova. Lo stesso accade nelle biblioteche, da quella nazionale centrale a quella di storia moderna e contemporanea di Palazzo Mattei. Per mettere una toppa alla riduzione del servizio si fa ricorso ai volontari di Avaca in cambio di un rimborso spese "a scontrini". Anche l'Archivio di Stato soffre la carenza di organico e lo scorso autunno sono stati racimolati fondi per avere un aiuto esterno ed evitare di ridurre gli orari. Nel 2014 furono 44mila gli euro spesi per la commessa. E ancora: la scorsa estate fu il Colosseo a ricorrere a figure esterne per aiutare i 26 custodi rimasti di turno d'estate per un costo superiore ai 200mila euro. «Non sono volontari, si tratta di personale contrattualizzato ma siamo sempre di fronte a soluzioni tampone. Noi chiediamo di superare queste forme di precariato attraverso vere assunzioni dichiara Francesca Valentini, Fp Cgil Non si può sostituire il lavoro con il volontariato o con contratti a ribasso». Volontari sono ad esempio le decine di giovani, professioni o pensionati del Touring. Sono loro, ad esempio, a fare spesso da guide al Quirinale. Una soluzione che ha scatenato la reazione delle guide abilitate che hanno scritto a Mattarella. «Non ce l'abbiamo con questi ragazzi spiega una dipendente che lavora nell'accoglienza dei turisti Ma vengono sfruttati, non maturano alcun diritto lavorativo e non vengono assunti né loro né altri».
La cultura sotto accusa "assume" solo volontari
I musei, i monumenti e le biblioteche ricorrono a figure esterne per coprire le carenze di organico. Alcuni lavoratori raccontano che a Palazzo Barberini, per almeno una domenica, l'apertura è stata garantita da tre dipendenti più due pensionati dell'Arma dei carabinieri per risparmiare. A Castel Sant'Angelo, la Ales, società controllata al 100 dal Mibact, tiene aperti i portoni anche il lunedì. Lo stesso accade nelle biblioteche, dove viene ricorso al volontariato in cambio di un rimborso spese "a scontrini". L'Archivio di Stato ha richiesto fondi per avere un aiuto esterno ed evitare di ridurre gli orari.
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