L'INTERVISTA TRE miliardi di euro. Tanto ci costerà la Tav fiorentina. Col rischio di danni gravi per case e monumenti. Gli oppositori non mollano. E a nome del gruppo di ricerca sulla mobilità sostenibile dell'università di Firenze, che collabora con i No Tav, Alberto Ziparo, docente di pianificazione delle infrastrutture, spiega perché. Professor Ziparo, Comune e Regione sono per la Tav. Ha senso opporsi ancora? «I politici spesso non sono informati sui reali problemi cui si va incontro. Dopo tanti anni i problemi della Tav sotterranea sono ancora lì e, piú si approfondiscono gli studi, e piú emerge l'insormontabilità dei fattori critici. Che non si possono superare per decisione politica, sia o no il frutto di accordi diabolici". La Tav un accordo diabolico? «Le ragioni dell'abbandono del passaggio in superficie sono ormai tutte cadute. La centralità di Santa Maria Novella non è stata perseguita e per impatto ambientale il sottoattraversamento è mille volte piú impattante: l'aggiunta di un binario in superficie, laddove serve, migliorerebbe la circolazione dei treni, anche con uno-due binari riservati all'Alta velocità», La Regione dice che così si migliora il servizio pendolare. «Assolutamente fasullo, i colli di bottiglia sono molti chilometri distanti dall'opera fiorentina. Un progetto di mobilità in superficie migliorerebbe tutto. Non si trova di meglio che ribadire le forzature normative, ma questa è la migliore dimostrazione che non c'è soluzione tecnica agli impatti del sottoattraversamento se non lo sfascio per la città e l'economia». Lo sfascio di cosa? «In generale si sono usati dei coefficienti troppo ottimistici per gli effetti dello scavo. Usando però coefficienti medi, invece, si creano danni fino al crollo e al disastro per l'enorme patrimonio abitativo e per i monumenti interessati, Fortezza e arco di piazza della Libertà». Non sta esagerando? «Sono gli studi che lo dicono. E la scelta di scavare una canna per volta, aggrava il rischio rilevato dai geotecnici. Cioè enormi movimenti di terra e 'effetti deriva' in curva amplissimi. Ciò vuol dire che, se si va avanti, rischiamo il blocco continuo, come per la linea C della metropolitana di Roma: è già stato speso 5 volte il conto iniziale e dopo 12 anni siamo sempre fermi». Come la mette con i contratti già firmati? «La legge obiettivo era piena di contratti firmati che sono stati disdetti senza pagare un euro di penale. Volete sapere quanto ci costerà ? Abbiamo gia speso 700milioni, l'intero appalto fatto, con i lavori appena cominciati e le riserve delle imprese. Ferrovie parlava nel 2014 di 1,7 miliardi. Oggi la stima prudenziale è di almeno 3 miliardi di euro. Per un'opera che non si sa quando potrebbe concludersi». Ma c'è già la nuova fresa. «Che non è compatibile con il terreno fiorentino: avrebbe bisogno di manutenzione continua, cambiando testata ogni chilometro o poco più. E la situazione delle falde sta dimostrando l'inefficacia dei pozzi che si stanno scavando alla Foster». Non ce la fanno a svuotarsi? «Sono sempre pieni e tutto questo dovrebbe portare la sovrintendenza a negare il nulla osta: il sottosuolo fa parte del paesaggio. Tanto più ne fanno parte i nuovi pozzi accanto alla vasca del Poggi, ma ci sono pressioni del governo». Che vuole sbloccare subito la questione delle terre. «Si conta di farlo con un pateracchio normativo. Come Cantone ha detto, è risaputo che le terre di scavo sono rifiuti pericolosi e non è con una dichiarazione del 'general contractor' che ridiventano solo terre». Avete contestato l'assenza di Valutazione di impatto ambientale. «Ci saremmo aspettati l'intervento della magistratura: dagli atti dell'inchiesta emerge che nelle Conferenze dei servizi del 1999 e del 2003, su cui si sorregge ancora tutta la procedura, il proponente si basò su un falso in atto pubblico perché si utilizzò la vecchia Via del progetto Zevi per il nuovo progetto Foster. Questo inficia tutta la procedura. Ed è un fatto che la stazione Foster, il piú grande scavo della storia ingegneristica di Firenze, viene effettuato senza valutazione d'impatto».