DALLE SCULTURE di Iside e Osiride inserite nel pantheon delle divinità romane agli affreschi della Casa del bracciale d'oro di Pompei, decorati con sfingi e faraoni. Dalla statua di Dioniso presente nel tempio di Iside alle sfingi dalle forme occidentalizzate, fino addirittura al dipinto ottocentesco che rivisita il mito di Cleopatra. È divisa in nove sezioni la mostra "Il Nilo a Pompei", suggestivo viaggio attraverso le visioni d'Egitto presenti nel mondo romano, tra ispirazioni e contaminazioni. Nella prima sala si parte da più lontano, dal mondo greco, alle pareti le citazioni di Erodoto e Platone, mentre la prima opera che si incontra è una grande giara cretese con motivi che rivelano le commistioni tra il mondo egizio e quello miceneo. Poco lontano, le sculture di due "kouros" paiono simili a un primo sguardo, in realtà rivelano concezioni diverse, più sacrale quella egiziana, più volta a mettere in luce la bellezza fisica, e la virtù ad essa connessa, quella greca. Si passa poi alla devozione a Osiride, Iside e Horus nell'Egitto dei faraoni, i cui culti sono rivisitati ad Alessandria d'Egitto e quindi a Roma. «Queste divinità, fondamentali nella cultura egiziana antica perché rappresentavano i grandi temi della vita terrena e dell'aldilà, entrano con nomi diversi nel pantheon romano » spiegava ieri la curatrice Alessia Fassone. Così Iside viene avvicinata ad Afrodite e Demetra, mentre Osiride, dio dei defunti, diventa Serapide, così come il loro figlio Horus nel mondo romano diventa Arpocrate e il dio Amon, come dimostra una scultura in mostra, assume le corna. Tra i reperti in mostra, l'altare funebre in marmo di Fabia Tratonice (90-110 d.C), ai cui fianchi si rinvengono oggetti per il culto di Iside, il sistro e la situla, che identificano la defunta romana come seguace dei misteri della dea. Una sezione della mostra è dedicata al tempio Iseo di Benevento, noto per le sue decorazioni in stile faraonico, mentre gli obelischi giunti fino a noi testimoniano l'uso della scrittura geroglifica nel mondo romano. Qui si trova una sfinge in granito rosa, del III secolo avanti Cristo, proveniente dal Museo del Sannio. Nel tempio di Iside a Pompei, l'unico ben conservato fuori dall'Egitto, i temi egiziani abbondano negli affreschi e negli arredi, come dimostrano tra il resto i bronzi e gli strumenti di culto rinvenuti nelle case pompeiane. Tra le curiosità, l'origine del motivo inconografico della "Madonna allattante", raffigurato in un dipinto di autore piemontese seguace di Martino Spanzotti, del XV secolo, riscontrato dai curatori («È un'ipotesi che ci affascinava », confessava Federico Poole) nelle statuette di Epoca Tarda (722-332 a.C.) e Tolemaica (332-30 a.C.) in mostra, dalle collezioni del Museo Egizio e della Soprintendenza di Pompei. Cuore della mostra è la sala dedicata alla pompeiana "Casa del Bracciale d'oro", dove sono esposte per la prima volta a Torino le pitture provenienti dal triclinio estivo, ambiente all'aperto destinato alla convivialità di una casa patrizia, nei cui affreschi abbondano immagini tratte dall'immaginario egizio, come sfingi e faraoni. Seguono le sculture ornamentali dal giardino della casa di Octavius Quarto, una delle abitazioni più ampie di Pompei, e altri pezzi ancora da case di quell'area, tra cui anche due affreschi con tema nilotico e statue ispirate al pantheon egizio e alla fauna della valle del Nilo. Nella stessa sala anche una lastra in pietra che riporta un'iscrizione geroglifica, reperto originale proveniente da Eliopoli, dal tempio del dio Atum, dedicato dal faraone Psammatico II (594-589 a.c) al dio. Dal museo Archeologico di Napoli proviene poi un bell'"Affresco con scena di culto di Arpocrate" (62-79 d.C), pittura a fresco su intonaco con riferimenti ancora al tempio di Iside, al centro un sacerdote egizio che porta due candelabri al dio Arpocrate, raffigurato in stile ellenistico. L'ultima sezione è dedicata alla diffusione del culto di Iside in Piemonte, in particolare nel sito di Industria, snodo commerciale per la lavorazione del bronzo: di lì provengono alcuni bronzetti che rappresentano dèi del pantheon egizio. In quell'area è stato identificato un edificio che aveva funzione di tempio dedicato a Iside, il cui culto era largamente diffuso nell'Italia romana. In mostra, dal museo di antichità di Torino, una Statuetta di Iside soterica e una Statuetta di Arpocrate, oltre alle statue di animali interpretati come offerte alla divinità.