«OGGI inauguriamo lo spazio espositivo del museo con una mostra sull'immagine dell'antico Egitto nella cultura greco romana. Una mostra che fornisce nuove prospettive, in cui il noto è l'Egitto, mentre il resto è il diverso. Una mostra infine sugli incontri e le contaminazioni tra mondi differenti: perché la globalizzazione non l'abbiamo inventata noi». Così il direttore Christian Greco ha introdotto ieri la mostra "Il Nilo a Pompei. Visioni d'Egitto nel mondo romano", realizzata in collaborazione con la Soprintendenza speciale di Pompei e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli rappresentati dai direttori Massimo Osanna e Paolo Giulierini nelle cui sedi si apriranno altre mostre sullo stesso tema, il 16 aprile e il 28 giugno. Per l'occasione, lasceranno per la prima volta via Accademia delle Scienze, alla volta di Pompei, 7 monumentali statue della dea Sekhmet e quella del faraone Tutmosi III. In serata l'inaugurazione, alla presenza del ministro egiziano dei beni culturali Mohamed Gad Eldamaty Mamdout, arrivato con il sindaco Piero Fassino, dell'ambasciatore d'Egitto in Italia Helmy Amr Mostafa Kamal e del direttore del Museo Egizio del Cairo El-Enany Khaled. All'ingresso c'è ora un banner con il nome del museo in arabo, mentre il nuovo spazio espositivo è stato dedicato, come ricorda una lapide, a Khaled Al-Assad, il direttore del museo di Palmira assassinato dall'Isis. Già la sala di Deir el Medina era stata intitolata, all'indomani della sua uccisione, al ricercatore italiano Giulio Regeni. «Non c'è oscurantismo che possa vincere la cultura ha proseguito il direttore Siamo la seconda collezione al mondo, che proviene da un paese amico che sta dall'altra parte del Mediterraneo: questo è il nostro progetto culturale, questa a è la risposta che vogliamo dare». "Il Nilo a Pompei", curata da Alessia Fassone e Federico Poole, è la prima mostra del nuovo corso. «Un'iniziativa che rafforza ulteriormente l'autorevolezza del museo torinese, grazie anche alla cooperazione fra tre siti importanti, e il profilo di Torino come città di arte e cultura» ha detto il sindaco Piero Fassino. Per l'assessore regionale alla cultura Antonella Parigi «con l'inaugurazione dei nuovi spazi il Museo Egizio ha cambiato il passo, aprendosi a un'attività dinamica, a livello cittadino, nazionale e internazionale». La presidente del Museo Evelina Christillin ha ribadito che ancora una volta, come per l'apertura 11 mesi fa dei nuovi spazi, si sono rispettati i tempi: «Come per le Olimpiadi, si può dire anche per l'Egizio che il viaggio continua. Ci siamo battuti per avere a disposizione uno spazio espositivo di oltre 600 metri quadrati, che non era previsto nel progetto iniziale. Questo è un incipit, avevamo promesso che il museo non sarebbe stato fermo e così abbiamo fatto, mantenendo le promesse ». Un inizio che avrà un seguito, perché, come ha ancora confermato Greco, ci saranno altre mostre e altre collaborazioni: «La prossima sarà dedicata alla "metastoria del museo", ovvero al museo Egizio che racconta se stesso e la sua storia». "Il Nilo a Pompei", che apre oggi al pubblico, espone 330 reperti prestati da 20 musei italiani e internazionali, con una forte presenza di reperti torinesi, mentre 172 provengono dai siti di Pompei e Napoli. (ma.p.)
La svolta dell'Egizio "Il Nilo a Pompei" apre le nuove sale
Oggi il Museo Egizio di Torino apre una mostra sull'immagine dell'antico Egitto nella cultura greco romana, intitolata "Il Nilo a Pompei. Visioni d'Egitto nel mondo romano". La mostra è stata realizzata in collaborazione con la Soprintendenza speciale di Pompei e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il direttore del museo, Christian Greco, ha introdotto la mostra, che fornisce nuove prospettive sull'incontro tra mondi differenti. La mostra espone 330 reperti provenienti da 20 musei italiani e internazionali, con una forte presenza di reperti torinesi.
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