Ercolano e Torre del Greco ospiteranno da venerdì la diciottesima edizione della rassegna di musica, teatro e cinema Napoli. L'arte è un artificio necessario, un'illusione - ottica, di sensi, di intelletto e d'animo - inevitabile. E tra natura e artificio si muove la XVIII edizione del Festival delle Ville Vesuviane, dall'8 al 31 luglio in Villa Campolieto e Villa Favorita di Ercolano, e in Villa delle Ginestre a Torre del Greco, ultima impronta di Leopardi. E questa rassegna è in qualche modo una ginestra, un fiore del deserto: non si pone come un contenitore onnicomprensivo, una sorta di show onnivoro e sterile, ma come una sinfonia di "dissonanze" artistiche. Una sorta di "metaspettacolo", questo: è l'arte che s'insinua nei luoghi dell'arte, nel più vasto panorama dello "spettacolo dell' universo". Scenari, in realtà, recuperati in extremis dopo una lunga agonia, e portati ad un nuovo splendore dall'Ente Ville Vesuviane: una valorizzazione culturale e sociale, perché la semplice conservazione, quando c'è, non rende fruibile l'immenso patrimonio culturale e artistico della Campania. Non è un caso che la rassegna in questione abbia scelto questi luoghi, ricchi di storia e arte, dai Borboni a Leopardi, da Vanvitelli a Fuga. E la conferenza stampa di ieri, che ha visto la partecipazione di tutte le istituzioni coinvolte nel progetto - Regione Campania, Provincia di Napoli, Comuni Vesuviani, Ente Ville Vesuviane, il Sindaco e il Vice sindaco di Ercolano, il direttore del teatro Mercadante, l'Università degli Studi di Napoli Federico Il - ha dato rilievo a questa sinergia di sforzi, inquadrati in un orizzonte più ampio di valorizzazione e radicamento nel territorio di realtà in crescita, che meritano uno spazio scevro da municipalismi e provincialismo. Il sindaco di Ercolano Nino Daniele e le autorità campane, che si districano tra tagli ed emergenze - architettoniche, culturali, sociali, politiche -, sono riusciti a rendere questa manifestazione un centro di assoluto rilievo internazionale, passando per musica, teatro, cinema. La rassegna si articolerà intrecciando spettacoli e luoghi: saranno di scena tradizione e ricerca, versioni originali o rivisitate. Tradizione sì, ma d'autore, e basterebbe solo citare Gershwin, De Andrè, Ravel, Satie, Debussy. Se poi si aggiungono il nome del Club Tenco, del Conservatorio di San Pietro a Majella, del teatro San Carlo, si può immaginare a quale tipo di musica ci si riferisca. Di certo non ai tormentoni musicali dell'estate: tra gli ospiti Morgan che reinterpreta quel De Andrè di "Non al denaro, non all'amore né al cielo", Giovanna Marini, la nostra cantastorie di memoria popolare, i Novantanove Posse, rap alternativo e combattivo. E per il teatro, le ville ospiteranno la rassegna "II sorriso del Vulcano", una produzione del Teatro Nucleo, e una produzione del teatro Mercadante. Tra le pièces, due spettacoli ispirati a Pergolesi, Goldoni e la commedia dell'arte si pongono tra tradizione e innovazione: "Commedia ridicolosa", prodotta da Eugenio Ottieri per Scatola Sonora, musicisti associati di Napoli, e "La donna vendicativa", per la regia del maestro Roberto De Simone. Villa Favorita vedrà la "mise in espace" di due produzioni del Teatro Mercadante: "La finta pazza" di Lucio Allocca, che ritorna in luoghi familiari dopo un successo straordinario a Barcellona, e "Tre pezzi facili", ballate sul collasso del mondo, presentate dall'"Accademia degli Artefatti". E poi cinema in musica: l'associazione "Dissonanzen" rende palese, chiara, quella musica nascosta in ogni opera d'arte. Si tratta di sonorizzazioni dal vivo di cinema muto: tra i film "Sherlock, Jr." di e con Buster Keaton e "Assunta Spina", lontano eppure vicino capolavoro del 1915. E la chiamano solo valorizzazione.