Le invisibili collezioni dell'Etnologico di Monza che dal 1980 è in cerca di una sede espositiva Monza. «Raccomandasi l'ordine! Un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto». Quel cartello di inizio Novecento, per anni affisso tra i telai di una tessitura monzese oggi è all'ingresso della sede del Museo Etnologico di Monza e Brianza, cinque locali nell'ala nord di Villa Reale, sopra il teatrino di corte. L'ordine del resto non può mancare in un museo troppo piccolo per essere aperto al pubblico, dove non c'è spazio per esporre gli oltre ventimila oggetti, documenti, fotografie che in quarant'anni sono stati pazientemente raccolti e catalogati da un gruppo di volontari. «Siamo un museo in scatola racconta la presidente Anna Sorteni che, nel 1976, ebbe l'idea di creare il primo museo del territorio . Tutte le nostre collezioni sono stipate con ordine in scatole e faldoni da dove escono solo in occasione di mostre temporanee o quando andiamo nelle scuole e portiamo con noi un piccolo assaggio di quanto raccolto». Ecco che in una stanza gli scaffali ospitano tutta la storia di Monza, capitale del cappello. Protetti dal cellophane ci sono decine di copricapi dalle fogge più strane e perfino il cilindro di Re Umberto, realizzato al «Cappellificio Monzese». Grandi armadi contengono invece le forme in legno dei cappellai, i campionari di stoffe della Pastori Casanova, i cartoni delle macchine jacquard, i pettini per l'orditura. Il locale biblioteca, aperto agli studiosi su appuntamento, accoglie 20 mila foto d'epoca, un migliaio di lastre fotografiche, quasi quattromila libri del territorio. I telai e le macchine salvate dai cappellifici dismessi hanno invece dovuto lasciare i depositi della Villa e da cinque anni sono stipati in un magazzino di periferia. «Si tratta di materiali che ci sono stati donati spiega Sorteni o che abbiamo recuperato perché non andasse perduta la memoria del lavoro di un tempo». Molte donazioni appartengono alla sfera più familiare e arrivano da privati cittadini: ci sono giocattoli di un tempo, quaderni e abbecedari, un banco di scuola, le lettere dal fronte. Particolarmente ricca la collezione di abiti da sera e da sposa dall'Ottocento alla metà del Novecento, borsette e scarpe che saranno esposte da domani al 24 marzo presso il mulino Colombo di vicolo Scuole in una piccola mostra dedicata all'eleganza di un tempo. Quanto raccolto in questi anni è un patrimonio unico che dal 1980 cerca uno spazio espositivo adeguato: «Quasi ogni giunta ci ha promesso una sede racconta Sorteni e per ogni sede, visto che sono architetto, ho steso un progetto di massima». L'elenco è lungo e spazia da cascina Cernuschi nel parco all'ala nord di Villa Reale, da Villa Mirabellino all'ex macello, dalla Scuola Borsa all'ex manifattura Colombo. Dal 2008 si ragiona sul trasferimento del museo nell'area dell'ex cotonificio Cederna: i lavori di recupero di una palazzina di 1.300 metri quadri proprio accanto alla ciminiera del cotonificio che dal 1896 plasmò un intero quartiere, sono partiti in questi giorni e termineranno in diciotto mesi. «Sono previsti i depositi del museo Etnologico e contiamo di realizzare uno spazio espositivo legato al tema del lavoro conferma Francesca Dell'Aquila, assessore alla Cultura . Le collezioni del museo sono un unicum da valorizzare e potranno trovare casa al Cederna, in un luogo dinamico dove raccontare la storia dei grandi imprenditori del passato» .