Il Salotto Verde degli appartamenti reali di Borgo Castello, nel parco naturale della Mandria. Gli appartamenti sono stati restaurati con un intervento costato 500mila euro PIÙ DI 100 tra dipinti, acquerelli, sculture, 60 arredi lignei, 1.200 metri quadri di superfici decorate, 130 di tessuti preziosi, 80 di raffinate carte da parati, sontuosi soffitti a cassettoni. Riaprono oggi al pubblico dopo i restauri gli Appartamenti Reali del Castello della Mandria, voluti dal primo re d'Italia, Vittorio Emanuele II, e dalla sua compagna, Rosa Vercellana, contessa di Mirafiori e Fontanafredda. Come le altre residenze sabaude, anche questa il Borgo Castello, al centro del parco della Mandria è stata dichiarata nel 1997 sito Unesco e ha dunque le carte in regola per entrare a pieno titolo nel "circuito", a fianco della vicina Reggia di Venaria. «L'intervento non riguarda solo gli appartamenti, ma un'intera zona turistica, nella quale auspichiamo intervengano operatori privati, che possano impiantarvi strutture alberghiere, pensando anche alla vicina Villa Laghi» ha detto l'assessore regionale alla cultura Antonella Parigi, ricordando come le residenze siano l'asset strategico principale nelle politiche turistiche del Piemonte. Finanziati dalla Regione con 500 mila euro di fondi europei, i lavori hanno impiegato da agosto una quarantina di maestranze specializzate, con la direzione di Daniela Cantatore e la consulenza storico artistica di Luca Avataneo. Tornano così in vita, e si offrono alle visite, gli spazi che formavano il "nido d'amore" del sovrano e della moglie morganatica, la Bela Rosin: un'importante testimonianza per capire il gusto e le scelte portate avanti dal sovrano secondo gli aggiornamenti promossi e dettati dall'architetto di corte Domenico Ferri, incaricato di creare e organizzare, già dal 1860, le oltre venti sale della residenza. Tra le opere interessate dai restauri, la serie di dieci acquarelli della Sala del Biliardo, realizzati da Tommaso De Belly, che racconta le vittorie risorgimentali che portarono all'Unità del 1861, e i dipinti firmati da Francesco Gamba e Carlo Pittara. Tra i capolavori recuperati anche la statua di Ebe in alabastro sulla cui superficie sono stati scoperti dettagli pittorici che non si conoscevano, e il quadro di Francesco Inganni "Pavoni e pappagallo", che ha ritrovato la lucentezza originaria. Un'attenzione particolare è stata riservata al recupero della decorazione pittorica della Galleria degli Uccelli e al ripristino di trofei venatori ed emblemi militari.