Conserva una delle collezioni di tessuti più importanti al mondo, circa 2 milioni e mezzo di pezzi di tutte le epoche, che coprono 4.500 anni di storia e vengono prestati ai musei di tutto il globo. Uno dei più antichi è la tunica di lino di una principessa egiziana della XI dinastia (2150 a.C). Tra i più moderni, un album di campioni firmati Raoul Dufy e le tute indossate dagli astronauti durante le missioni spaziali. Oggi il Musée des Tissus et des Arts Décoratifs di Lione, il «Louvre dei tessuti», è in pericolo e rischia di chiudere i battenti tra qualche giorno. Lo scorso dicembre, la Camera di Commercio e dell'Industria di Lione, che è proprietaria dei luoghi, ha annunciato di non poter più assicurare i circa 2 milioni di euro annui necessari al funzionamento del museo. «Il nostro compito principale è di accompagnare le aziende, non di gestire un museo. Siamo un'eccezione in Francia, ma fintanto che ci è stato possibile abbiamo continuato a farlo, è stato spiegato alla stampa locale. Ma ora lo Stato ci costringe a dei tagli del 38 in tre anni e per noi non è più possibile continuare. Si prenda le sue responsabilità». Diverse piste sono state dibattute a livello municipale e regionale per salvare il museo, un'istituzione aperta nel 1856. Si è pensato ad un coinvolgimento dei privati. Il direttore del musée des Tissus, Maximilian Durand, ha proposto anche un avvicinamento al Louvre, a condizione però che la collezione resti a Lione: «Qui si parla di "Gioconde" del tessile, al plurale. Ogni opera ha il pedigree. E il Louvre è il solo grande museo al mondo che non possiede un dipartimento del tessile». Una nuova riunione, l'ultima, è prevista per il prossimo 8 marzo. Se non si troverà una soluzione allora il museo chiuderà il 14. Secondo «La Tribune de l'Art» non c'è da farsi illusioni: «Il museo è sull'orlo del precipizio», scriveva il giornale un paio di giorni fa, additando le responsabilità del Ministero della Cultura francese che continua a tagliare i finanziamenti destinati ai musei. Una delle possibilità sarebbe di trasformare il Musée des Tissus in museo nazionale «ma il Ministero, scrive ancora il giornale, adotta la politica di Ponzio Pilato». Eppure c'è una grande mobilitazione in Francia e in tutto il mondo per non far morire la prestigiosa istituzione lionese. Una petizione internazionale lanciata sul sito Change.org dal collezionista Daniel H. Fruman per salvare un luogo che «rappresenta il patrimonio tessile della Francia» ha raccolto quasi 100mila firme in un paio di mesi (https:www.change.orgpnon-C3A0-la-fermeture-du-musC3A9e-des-tissus-de-lyon). Hanno firmato specialisti, collezionisti, storici dell'arte, ex ministri, docenti universitari. Anche lo stilista Christian Lacroix, il direttore del Metropolitan di New York, Thomas P. Campbell, e il tenore Plácido Domingo. L'artista Fanny Violett ha scritto: «Il tessuto è la nostra seconda pelle. Abbandonare questo museo sarebbe come metterci, simbolicamente e violentemente, a nudo».