Riceviamo da Pier Giovanni Guzzo la risposta a un blog di Giuliano Volpe che a sua volta rispondeva a un invito di Guzzo agli archeologi per una pubblica discussione sulla riforma Franceschini, pubblicato da patrimoniosos alcuni giorni fa (http:www.patrimoniosos.itrsol.php?opgetarticleid123558) Per completezza dell'informazione pubblichiamo prima l'intervento di Volpe del 29 febbraio e poi quello di Guzzo, auspicando che il confronto civile fra posizioni diverse possa contribuire ad un proficuo approfondimento di tematiche vitali per l'archeologia e per il patrimonio culturale. AD UN AMICO E COLLEGA, PENSIONATO E BARRICADERO di Giuliano Volpe (http:www.giulianovolpe.itit14Adunamicoecollega2cpensionatoebarricadero.579) Leggo che Piero Guzzo, ottimo soprintendente e ottimo studioso, di cui ho massima stima e considerazione (il CS che presiedo lo ha designato nel comitato scientifico del Museo di Taranto, e il sindaco di Napoli lo ha designato in quello del MANN; quindi a quanto pare condivide almeno questa parte della riforma), chiama a raccolta gli oppositori alle riforme in atto. E lo fa anche con un riferimento, alquanto esplicito a me e al tentativo di far nascere un coordinamento degli archeologi in Italia. Chissà se la stessa generazione che fece fallire il progetto della SAI negli anni 60, riuscirà cinquant'anni dopo a far fallire questo nuovo tentativo. Con la situazione di oggi che è sotto gli occhi di tutti. Ma il contesto è profondamente diverso, i protagonisti anche, e i pensionati di oggi una pensione ce l'hanno, i giovani archeologi professionisti, precari, ricercatori, funzionari, chissà? Ed è a loro e con loro che bisogna operare per uscire dal Novecento e dalle stesse categorie interpretative, dagli stessi strumenti, dalle stesse soluzioni, dalle stesse parole d'ordine, e entrare nel nuovo Millennio. Confrontiamoci, discutiamo, ma su progetti (quali siano quelli di chi si oppone alla riforma non è ancora chiaro, se non la difesa del passato), sui problemi, sulle proposte. Sono anch'io, come Piero, fermamente contrario al pensiero unico, sono per la massima libertà (nel soli limiti del rispetto reciproco) di espressione, di opinione, di iniziativa, di protesta. A Firenze il 19 febbraio scorso ci siamo confrontati liberamente, con posizioni molto diverse, erano presenti favorevoli e oppositori alle riforme. Proseguiamo quel percorso. CORRISPONDENZA FRA ARCHEOLOGI DISCORDI di Pier Giovanni Guzzo Ringrazio Giulio per l'ampia duffusione che ha voluto dare al mio precedente intervento del 27 febbraio grazie al suo commento apparso il 29 febbraio su Facebook. Sono così sicuro che ancora più numerosi di quanto si potesse sperare saranno gli archeologi avvertiti dell'invito a discutere il prossimo 22 marzo. E tale ampliamento di conoscenza è di sicuro di contenuto più nobile rispetto all'ambiguo contesto al quale Crozza, nella sua recente imitazione dell'on.le Denis Verdini, ha accostato le Soprintendenze. Nel merito del citato intervento di Giulio rilevo che la mia posizione critica nei confronti della riforma Franceschini era nota fin dai primi annunci di essa. Gli importanti organi che mi hanno nominato, in tempi successivi, nei consigli scientifici (peraltro solamente consultivi) dei musei archeologici di Taranto e di Napoli non potevano non conoscere tale mia posizione e possono sempre richiedere le mie dimissioni, che non tarderanno un secondo. Il richiamo alla SAI ( Società degli Archeologi Italiani, per i più giovani) che fa Giulio mi rimane del tutto oscuro. Primo: le fonti. Ranuccio Bianchi Bandinelli (in: AA., BB. AA. e B. C., Bari 1974, pp. 272-273) e Renato Peroni (Dalla 'Società degli Archeologi Italiani' all"Albo': motivi per un'unità politica, in: Verso una professione. Seminario per l'elaborazione di una proposta di ordine professionale per gli archeologi, febbraio 1988, Roma 1989, pp. 76-82) concordano nel definire la SAI costituita dalla "quasi totalità dei notabili dell'archeologia italiana" (Peroni 1989, p. 80), mentre quanti a questi si opponevano costituivano "un gruppo di giovani studiosi, di buon livello scientifico ed intellettuale" (Bianchi Bandinelli 1974, p. 272). Si deduce che quanti fecero "fallire il progetto della SAI" (Volpe 2016) si schierarono contro i "notabili dell'archeologia italiana" (Peroni 1989, p. 80). Mi pare di capire, ma spero di sbagliarmi, che Giulio deprechi che tale fallimento sia avvenuto (e non vorrei che Giulio sia tentato dai metodi ben noti di persuasione e di costrizione che qui notabili adoperavano per formarsi le proprie masse di manovra). Se avessi avuto l'età, anch'io mi sarei schierato contro quei "notabili": e per tutta la mia vita professionale mi sono opposto a clientele e conventicole, più o meno ampie. Pensare che tutti gli archeologi italiani siano d'accordo su tutto è un non-senso. Ciò non significa che si possa costruire un tavolo di confronto e di discussione, senza anatemi, così da costruire insieme in maniera mediata. Circa i fondati timori per il lavoro (e la futura pensione) degli attuali precari mi domando come i supremi vertici abbiano potuto far passare la nuova procedura del silenzio-assenso e delle conferenze dei servizi e come gli stessi possano anche solamente discutere dell'abolizione dell'archeologia preventiva. Categorie, ambedue, che riducono sempre più la possibilità di attività archeologiche nelle quali personale qualificato può trovare lavoro. Non so chi sia a difendere il passato: costituito da incrostati circoli di clientela e di potere e di interessi, al di fuori dei quali la vita non è stata sempre facile. Giulio può essere tranquillo: non ho nessuna ambizione di contestargli il ruolo di coordinatore unico degli archeologi italiani. Mi lasci però, di grazia, pensare con la mia testa, riunirmi con quanti la pensano come me ed oppormi a quanto ritengo dannoso per la conservazione del patrimonio culturale italiano.
Pier Giovanni Guzzo e Giuliano Volpe: Corrispondenza fra archeologi discordi
Pier Giovanni Guzzo, soprintendente e studioso, risponde a un blog di Giuliano Volpe che ha invitato gli archeologi a discutere sulla riforma Franceschini. Guzzo chiede ai suoi colleghi di confrontarsi e discutere sui progetti, sui problemi e sulle proposte, ma Volpe risponde che Guzzo è contrario alla riforma e che il contesto è diverso da quello degli anni '60. Guzzo risponde a Volpe, affermando che la sua posizione critica nei confronti della riforma era nota fin dai primi annunci e che non ha nessuna ambizione di contestare il ruolo di coordinatore unico degli archeologi italiani.
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