A DICEMBRE, alla scadenza dell'incarico, se ne andrà, «ho già avvertito il cardinale », spiega, «dopo due mandati un ricambio è doveroso». Un'uscita in bellezza: il bilancio 2015 dell'Opera del Duomo «si chiude con circa 2 milioni e mezzo di utile, e quasi 3 milioni in più di entrate rispetto al 2014». Per Franco Lucchesi, però, 74 anni, presidente dell'Opera dal 2011, non è un momento facile: dopo due settimane di polemiche sulla buonuscita di 330 mila euro versata, per due soli anni di servizio, al segretario generale Enrico Viviano (e su quella, di poco meno di 300 mila per un anno e mezzo, al predecessore Stefano Strazzari), ieri la notizia dell'inchiesta della procura. «Sono del tutto sereno» è il suo commento a caldo, «qui non c'è niente da nascondere ». Presidente, perché assumere, e poi mandar via prima, due dirigenti di quel calibro sapendo che la buonuscita, per legge, sarebbe stata altissima? Strazzari ha detto di non essere neanche stato messo in grado di lavorare. «Tutti e due sono stati d'accordo ad interrompere l'incarico, dopo averci aiuto a trasformare l'Opera, prima organizzata in modo molto arretrato, in una azienda moderna. Rispettarne il mix di arte, fede, e impresa, però, non è facile. Né Strazzari, manager puro, né Viviano, più legato al mondo ecclesiale, ci sono riusciti fino in fondo. Finita l'era dei grandi obiettivi, restauro del Battistero, Nuovo Museo, visita del Papa, abbiamo convenuto che si potesse voltare pagina. Le buonuscite derivano dall'applicazione rigorosa della legge». Ora, prima di assumere un nuovo segretario sarebbe bene pensarci «Non ce ne sarà bisogno. Con la nomina di nuovi capiarea dotati di autonomia nei loro settori, un segretario generale non serve più. Cercheremo un capo del personale». Monsignor Marcello Caverni, membro del cda e economo della Diocesi, ha detto di aver abbandonato, per protesta, il consiglio che ha deciso la buonuscita di Viviano. C'è dissonanza fra Curia e Opera? «La dissonanza è con Caverni, che fra l'altro non ha detto niente in cda, ma solo a voce e per mail. E comunque, l'Opera è un ente autonomo dalla Diocesi». Ma molto contiguo: per statuto nel vostro cda siedono solo persone di religione cattolica, Betori ha indicato al ministero, cui spettano le nomine, sia lei che Caverni, e Viviano, già portavoce di Betori, ora diventerà direttore dell'Istituto sostentamento clero. Anche scelta e licenziamenti dei segretari generali, di prassi, sono stati comunicati all'arcivescovo. «Tutto questo non significa niente dal punto di vista gestionale. Senza marcare nettamente i due ambiti, l'Opera non potrebbe essere un'azienda». Le due buonuscite hanno creato imbarazzo a Unicoop, che per il restauro del Battistero ha raccolto con crowdfunding 250 mila euro. «Noi non avevamo chiesto niente, ma solo fatto appello a 36 grandi imprese fiorentine, chiedendo di restituire a Firenze ciò che ne avevano ricevuto in termini di immagine, e ricevendo, come è noto, solo la risposta di Laudomia Pucci, con circa 65 mila euro. A quel punto Unicoop ha proposto la raccolta di fondi, di cui siamo stati felici. Abbiamo potuto usarli subito per il restauro della lanterna del Battistero». Ma visto che i soldi non vi mancano, non sarebbe stato meglio dirottare quella generosità su qualche obiettivo sociale? «Abbiamo molti soldi, sì, ma rispetto a cosa? Si pensi alla superficie della Cattedrale ancora da ripulire, agli 8 milioni di euro necessari solo per il restauro della cupola a mosaico del Battistero, e si avrà un'idea di quel che ci aspetta nei prossimi anni, e in quelli ancora a venire. Il 90 dei nostri introiti derivano dai biglietti dei musei, cioè dal turismo, che basta un attentato a far crollare. Dunque, tutto ciò che arriva è necessario. Del resto, è dal 1294 che l'Opera è un cantiere aperto e, sottolineo, collettivo, fornita di beni propri ma sempre aiutata anche dalla gente comune, che ha legato il proprio nome a un'impresa fortemente identitaria. È per questo che nessuno ha mai identificato l'Opera con questo o quell'amministratore. Almeno finora». Teme che il suo successore sia un presidente-immagine? «È il mio terrore. Questo è ormai un 'giocattolo' che genera risorse, relazioni, rapporti economici, che potrebbe far gola, magari a qualche politico 'smesso'... Mi auguro che nelle prossime nomine non si ceda a questa tentazione». A proposito di biglietti: molti fiorentini contestano i 15 euro per il nuovo Museo, sia pure comprensivi di Duomo, Cupola, Campanile, Battistero e Santa Reparata. «È una cifra in linea con quelli di musei analoghi, inferiore al biglietto di un teatro per non dire di quello di uno stadio. I fiorentini, che di questi beni godono tutti i giorni, dovrebbero essere contenti di contribuire più dei turisti. E lo saranno certamente quando annunceremo le prossime novità: una card annuale di 50 euro per i residenti, che da aprile darà accesso libero a tutto il pacchetto di monumenti e musei, e da ieri, carta di identità alla mano, l'ingresso gratuito per tutti nel giorno del compleanno». Il presidente commenta: "Sono sereno. Qui non c'è niente da nascondere" "Rispettare il mix di arte, fede e impresa non è facile: Strazzari e Viviano non ci sono riusciti" Abbiamo molti soldi, sì Ma è dal 1294 che siamo un cantiere aperto e collettivo, la gente comune ci aiuta Ho avvertito il cardinale, a dicembre me ne andrò. Spero solo che l'ente non vada in mano a un politico 'smesso'
Lucchesi: "Siamo tranquilli i manager erano d'accordo"
Il presidente dell'Opera del Duomo, Franco Lucchesi, ha detto di essere sereno riguardo all'inchiesta sulla buonuscita di 330 mila euro del segretario generale Enrico Viviano. Lucchesi ha spiegato che la buonuscita è stata applicata in base alla legge e che Viviano non ha lavorato per due anni. Ha anche detto che la nomina di un nuovo segretario generale non è necessaria, poiché l'Opera ha già un capo del personale. Il presidente dell'Opera ha anche parlato della dissonanza tra la Curia e l'Opera, affermando che l'Opera è un ente autonomo dalla Diocesi.
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