IL LENZUOLO è comparso nottetempo, attaccato con nastro adesivo sul portone in ferro che da vent'anni rinchiude i preziosi reperti archeologici dell'antica Stabiae, la terza città sepolta dall'eruzione del Vesuvio nel 79 dopo Cristo assieme a Pompei ed Ercolano. "Fateci uscire. Museo stabiano subito alla Reggia" è scritto con pittura verde. Il panno copre l'entrata dell'Antiquarium stabiano in via Marco Mario, a Castellammare di Stabia. Una protesta e una richiesta di attenzione per chiedere il trasferimento degli ottomila reperti dalla sede chiusa al pubblico nel 1997 al Palazzo reale di Quisisana. Giovedì scorso 18 associazioni culturali hanno firmato e consegnato al commissario straordinario del Comune, Claudio Vaccaro, un accorato appello per aprire il nuovo museo a Quisisana «anche alla luce delle considerazioni fatte dal professore Massimo Osanna nel corso del convegno del 23 febbraio: Osanna ha assicurato la immediata disponibilità di 2 milioni di euro per allestire il museo archeologico e la copertura delle spese di manutenzione scrivono le associazioni - chiediamo perciò che il Comune di Castellammare di Stabia firmi quanto prima la convenzione con la Soprintendenza Pompei, già nei prossimi giorni, e consenta il pieno e corretto utilizzo dei fondi pubblici destinati da Cipe e Ministero dei beni e delle attività culturali al riutilizzo del Quisisana quale contenitore culturale, e avvii così il trasferimento dei reperti dalla sede dell'ex Antiquarium nel Palazzo reale, sottraendoli agli evidenti rischi per la loro conservazione». L'Antiquarium stabiano fu inaugurato il 15 luglio 1959 dal senatore Giuseppe Medici, ministro della pubblica istruzione e temporaneamente collocato al piano terra dell'edificio che accoglie la scuola media Stabiae. Fu il preside Libero d'Orsi, che dal 1950 aveva avviato la riesplorazione delle ville di Stabiae, a raccogliere i materiali e ad aprire il museo. Nel 1997 la soprintendenza archeologica di Pompei chiuse frettolosamente l'Antiquarium: carenze igieniche da un lato e trasferimento in una nuova sede portarono alla decisione. Nel frattempo, i preziosi affreschi stabiani sono stati inviati in giro per il mondo, in mostre, senza nessun beneficio per il territorio. Nel 2010 il Comune siglò un accordo con ministero e Regione per realizzare museo e Scuola di restauro a Quisisana. Ora il soprintendente Osanna annuncia la disponibilità immediata di 2 milioni di euro per allestire la collezione e dare una nuova casa ai reperti. Serve solo la firma del commissario Vaccaro.