SONO giorni che l'Opera del Duomo prova a sfiammare le polemica sulla corposa buonuscita corrisposta, dopo neanche due anni di lavoro, al suo ex segretario generale Enrico Viviano (330 mila euro, comprensiva di tfr più una somma concordata in sede di conciliazione sindacale), ora destinato ad un altro ben remunerato incarico come direttore dell'Istituto per il sostentamento del clero. Nonostante le spiegazioni, però, l'operazione continua a suscitare interrogativi, ora anche nel mondo politico, mentre Unicoop Firenze, partner dell'Opera nel crowdfunding che ha coinvolto 15 mila fiorentini nella raccolta di 250 mila per il restauro del Battistero, finora rimasta in silenzio, ieri è entrata in argomento rivelando quantomeno di essersi posta, a sua volta, qualche domanda. La somma corrisposta a Viviano, secondo il cda dell'Opera, sarebbe stata un «normale compenso da dirigente», previsto per legge per gli enti privati, assegnato al segretario uscente (delle cui dimissioni, però, non si spiegano i motivi) per il lavoro svolto «con profitto», e giustificato dall'ottimo stato di salute dell'ente, che negli ultimi tempi ha potuto «investire oltre 40 milioni di euro senza il concorso di alcun organismo pubblico». Quanto poi ai soldi raccolti da Unicoop per il Battistero, «sono andati integralmente a coprire parte dei 2.200.000 di euro spesi dall'Opera per quell'intervento». E Unicoop, ieri, è stata al gioco, dichiarando di poter «confermare» (in base alle note stampa dell'ente, evidentemente giudicate sufficienti) «la destinazione della cifra donata», e soprattutto «ribadire il significato della raccolta fondi», che «ha attivato la partecipazione popolare per la tutela di un bene culturale». Convinto, invece, che la cifra corrisposta a Viviano rappresenti «un'offesa a tutti i fiorentini che hanno contributo al restauro del Battistero», il capogruppo di Firenze riparte a sinistra Tommaso Grassi, che ha chiesto ieri al sindaco di pretendere indietro il contributo di 275 mila euro, derivanti dagli incassi dei musei, corrisposto dal Comune all'Opera, il cui cda concede «buonuscite da nababbi». L'Opera, sostiene Grassi, «non può, nel momento della necessità, restaurare il proprio patrimonio monumentale e storico piangere miseria. Troppo facile chiedere l'aiuto alla cittadinanza e alle istituzioni». Quindi l'appello a Viviano a fare «un gesto di misericordia», e destinare la somma ricevuta a «migranti, profughi, e alle tante famiglie, anche fiorentine, con difficoltà economiche ». (m.c.c.)