Una mostra sul «caso» architettonico e le risposte dei social VENEZIA. «I primi di aprile gli ultimi teloni all'hotel Santa Chiara verranno tolti. Questione chiusa». Il proprietario Elio Dazzo annuncia così la fine del braccio di ferro con la Soprintendenza in merito alla pedana che separa il cubo bianco dal ponte di Calatrava. Pedana utile per il personale e per i visitatori dell'hotel, ripeteva Dazzo, ma contestata dagli uffici della Soprintendenza. «I nostri architetti hanno concordato una soluzione. Si possono così ultimare i lavori in breve tempo». Sono passati quasi sette mesi da quando sono stati tolti i primi teli dal cubo bianco, che ha raddoppiato l'hotel tra Canal Grande e Piazzale Roma. Dopo la batteria di polemiche che ne erano seguite, finendo anche sulla stampa nazionale, il nuovo cubo non ha mai avuto pace. Oltre alla pedana, è finito nel mirino degli uffici comunali lo spigolo dell'edificio ritenuto troppo basso rispetto agli standard previsti per gli spazi di passaggio pubblico. Resta ancora aperta la questione della cabina elettrica lì vicina. «Ma questo è un problema del comune», sbotta Dazzo. La querelle infinita sul Santa Chiara è diventata persino oggetto di un'esposizione che si aprirà il 4 marzo nello Spazio Punch della Giudecca. «Copritelo con l'edera!» si intitola, riprendendo l'urlo di Vittorio Sgarbi quando l'estate scorsa si è trovato di fronte al cubo bianco. «Non vogliamo entrare nel merito di quel fuoco di fila tra fazioni contrapposte, tra chi lo rifiutava e chi lo riteneva necessario - spiega Monica Bosaro, che ha curato la mostra - Ma mettere in luce l'hotel Santa Chiara come caso mediatico attorno all'architettura contemporanea». L'idea è venuta a tre dottorandi allo Iuav, Stefano Tornieri, Luca Iuorio e Massimo Triches, che hanno lanciato la provocazione con una pagina Facebook, chiedendo a tutti di mandare idee su cosa farne del Santa Chiara. Hanno raccolto più di 100 immagini, che verranno tutte esposte (fino al 6 marzo) in formato cartolina su un unico piano di 18 metri. Si vede il cubo dell'hotel al posto di Palazzo Ducale oppure ridipinto di vegetazione stile street art, trasformato in parete di montagna da scalare, colmo di fiori o mimetizzato da parcheggio. Il tono ironico «vuole smorzare i toni drammatici dell'estate scorsa, il gridare sempre allo scandalo per ogni gesto contemporaneo che compare a Venezia», continua Bosaro. Ne è nato anche un libro, «Linfonodi [zero] critectures on reception» edito da Cluva «sul rapporto tra architettura e il modo di comunicarla» , che verrà presentato durante l'inaugurazione il 4 marzo alle 18.30, dal critico d'arte Daniele Capra, dal docente Iuav Mario Lupano e dall'urbanista Matteo D'Ambros. I curatori avevano anche chiesto di poter avere disegni e progetti originali del raddoppio dell'albergo, ma non sono arrivati e non saranno in mostra. Sarà invitato anche il proprietario del Santa Chiara? «Certo», esclama Bosaro. E lui? «Le polemiche dell'anno scorso le ho rimosse - dice - In questi mesi abbiamo ricevuto molti messaggi, ma l'unica cosa importante è stato l'appoggio della mia famiglia».