Nel 2050 il 75 per cento della popolazione mondiale si sposterà nelle città. Come farà Firenze a gestire il patrimonio culturale? La soluzione è nel concetto di Smart City. Il potenziamento e l'uso di tecnologie innovative al servizio del governo del territorio per lo sviluppo. È il tema affrontato ieri, nell'ambito dell'ultima tappa del road show «Smart City for a better world». Tra docenti, specialisti e ricercatori, anche il sottosegretario ai Beni culturali, Dorina Bianchi. L'evento ha aperto il dibattito sui progetti smart immaginati per la nostra città. Tre le declinazioni: servizi, persone e ambiente. La città si trasforma in un grande organo intelligente che grazie alla tecnologia riesce a raccogliere e gestire una grandissima mole di dati. Un cervellone, insomma, per arrivare all'integrazione dei servizi come mobilità, energia, ambiente e commercio, un patrimonio informativo chiave per la conoscenza e per il potenziamento dei servizi anche turistici. Ma non bastano dati e numeri, i turisti vanno guardati negli occhi: è ciò che farà uno speciale software, elaborato in un progetto dell'Ateneo fiorentino e della Regione che riesce ad estrapolare dalle telecamere installate nelle sale dei musei le reazioni dei visitatori di fronte ad un'opera d'arte. L'ultima iniziativa smart posa lo sguardo sull'ambiente e sull'acqua come risorsa. A 50 anni dall'alluvione di Firenze, con il paradigma la memoria per il futuro, l'Università ha avviato un progetto per approfondire la conoscenza del tratto urbano dell'Arno consentendone una migliore gestione. È grazie a questo progetto che la città è venuta a conoscenza della fragilità del ponte Vespucci.