Non si spegne l'eco delle reazioni alla scelta della Presidenza della Repubblica grazie alla campagna condotta dal Corriere del Mezzogiorno di rinunciare a esporre nel Palazzo del Quirinale a Roma la grande tela con Le sette opere di Misericordia del Caravaggio, dipinta, secondo i precisi intenti dei suoi committenti, per essere collocata sull'altare maggiore della chiesa del Pio Monte. Mio malgrado mi ritrovo di nuovo chiamato in causa dal Soprintendente dell'istituzione, dottor Alessandro Pasca di Magliano, per essere stato in passato responsabile di vari trasferimenti della tela del Caravaggio dalla sede di originaria destinazione. È probabile che il dottor Pasca di Magliano, forse perché di recente nomina o perché male informato, si confonda non poco sul ruolo che io avrei avuto negli spostamenti del dipinto. Provo, allora, a riepilogare i fatti. La tela fu trasferita una prima volta dopo il terremoto del 23 novembre 1980 all'epoca il soprintendente alle Belle Arti era Raffaello Causa perché il sisma aveva pesantemente danneggiato la chiesa del Pio Monte ed era necessario avviare gli indispensabili interventi di restauro strutturale. Per comprensibili esigenze cautelative, Causa decise opportunamente di trasferire a Capodimonte sia la tela del Caravaggio che gli altri dipinti collocati nella chiesa. Sempre in accordo, è ovvio, con i governatori del Pio Monte. Durante la permanenza delle tele a Capodimonte (permanenza prolungatasi oltre il 1985), Le Opere di Misericordia del maestro lombardo e la tela con La liberazione di San Pietro dal carcere di Battistello Caracciolo (altro capolavoro del Seicento a Napoli appartenente alla chiesa del Pio Monte, ma che fortunatamente non viene mai richiesto per mostre e per «fare opere di misericordia»...) furono esposte, su richiesta di Raffaello Causa e con l'autorizzazione del Pio Monte, in una mostra londinese del 1982 sulla pittura napoletana da Caravaggio a Luca Giordano e alla ben nota mostra sulla «Civiltà del Seicento a Napoli» presentata a Capodimonte nel 1984. Tali eventi, insieme con quello precedente sul Settecento a Napoli e altri successivi, concorsero a richiamare a livello internazionale l'attenzione sullo straordinario patrimonio artistico della nostra città e non solo sulle sue tante «miserie» e poca «nobiltà». Personalmente sono responsabile, invece, di aver esposto la tela del Caravaggio in una mostra presentata nel 2004, sempre a Capodimonte, sugli ultimi anni della sua breve esistenza. Del comitato scientifico facevano parte eminenti studiosi, tra i quali Ferdinando Bologna, autore di un saggio e di alcune schede in catalogo. In quell'occasione il dipinto, insieme alla Flagellazione dello stesso Caravaggio, fu sottoposto a un attento restauro, condotto da Bruno Arciprete presso i laboratori di Capodimonte, preceduto da estese indagini conoscitive sulla tecnica di esecuzione, su eventuali restauri precedenti e sullo stato di conservazione in cui versava. Indagini che l'Associazione Verderame promotrice e intermediaria tra il Pio Monte e il Colle per lo sventato trasferimento a Roma (mai richiesto dalla Presidenza della Repubblica, come i fatti e le dichiarazioni rilasciate a questo giornale dal professor Louis Godart hanno inconfutabilmente dimostrato) avrebbe promesso di fare nuovamente eseguire da una ditta di Anversa in occasione della mostra al Quirinale. Comunque, a mostra chiusa il dipinto fu subito restituito al Pio Monte e alla sua chiesa. Ma a evidenziare quanto il dottor Pasca di Magliano abbia ancora poca conoscenza dei compiti e dei limiti dell'incarico affidatogli (forse anche perché mal consigliato), ecco altri tre rilievi: 1) furono g li stessi governatori del Pio Monte che, a opera del Caravaggio realizzata e collocata in chiesa, disposero che il dipinto mai avrebbe dovuto essere spostato dall'altare se non per motivi imprescindibili e di sicurezza, e quindi mai anche per farne «mercimoni», anche se per finalità «misericordiose», come, invece, oggi si vorrebbe; 2) i dipinti di Francesco De Mura appartenenti al Pio Monte, citati dall'attuale suo Soprintendente diversamente dalla tela del Caravaggio e dagli altri dipinti presenti in chiesa si avvalgono della possibilità di essere addirittura messi in vendita (come in passato è stato anche fatto), per fornire le risorse eventualmente necessarie alle attività istituzionali e benefiche del Pio Monte, perché questa possibilità fu espressamente indicata dal De Mura nell'atto testamentario con il quale legava al Pio Monte tutti i dipinti presenti nel suo studio al momento della scomparsa, nel 1782; 3) le opere d'arte d'interesse nazionale (e nel caso della tela del Caravaggio al Pio Monte ritengo che l'interesse vada ben oltre i nostri confini nazionali... o mi sbaglio?), anche se di proprietà privata (ma non so fino a che punto il Pio Monte sia una istituzione privata, come la definisce il Pasca di Magliano), sono tutte sottoposte, per la obbligata tutela e la corretta conservazione (il che implica anche un'adeguata e non «mercificante» valorizzazione), al parere superiore e vincolante degli organi territoriali del ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo. E allora chiedo (e concludo): dell'iniziativa dell'Associazione Verderame e della decisione presa dal Pio Monte di spostare al Palazzo del Quirinale seppur temporaneamente e «per far cassa» con finalità «benefiche» senza che la Presidenza della Repubblica l'avesse mai chiesto, era stata preventivamente chiesta l'autorizzazione o, quanto meno, il parere della locale Soprintendenza competente?