L'INTERVISTA «PER la prima volta vedo storici dell'arte che si interessano della pulizia di un bosco o archeologi che si occupano delle infiltrazioni sulle pareti di un edificio, un'attenzione al quotidiano che consente di portare gli standard dei nostri musei a livelli europei». Antimo Cesaro è sottosegretario ai beni e alle attività culturali, è campano e legge nelle affermazioni fatte dai direttori dei musei autonomi nel forum di Repubblica «una conferma della bontà della riforma Franceschini». Sottosegretario Cesaro, la meraviglia questo interesse per i servizi al pubblico da parte di Sylvain Bellenger, Mauro Felicori, Paolo Giulierini, Grabiel Zuchtriegel e della direttrice Mariella Utili? «Accanto all'attenzione di un direttore, ad esempio, per la pulizia dei bagni, c'è una visione che è emersa con chiarezza nel forum di Repubblica. Parlo della propensione a valorizzare il territorio su cui insiste il monumento: ne ha parlato, ad esempio, Felicori che vede la Reggia di Caserta perno di un'offerta che invita il turista a pernottare in zona e a godere anche delle risorse enogastronomiche, o Zuchtriegel per Paestum». Napoli e la Campania si muovono tra spinte all'isolazionismo culturale e all'autoreferenzialità e un'antica propensione alla dimensione internazionale. Cosa la colpisce di polemiche e posizioni spesso in contrasto con questa apertura al mondo? «Non si può rinunciare all'apertura internazionale. È importante il prestito da Capodimonte di due disegni di Michelangelo al Metropolitan in cambio di un Vermeer. Si rafforzano e creano contatti, si entra in circuiti mondiali, il tutto prodomo di mostre importanti che da troppo tempo Napoli non riesce a promuovere. E, infine, si intessono relazioni scientifiche di sicuro interesse». Non sono tutte rose e fiori, però. A cominciare dalle carenze di personale e dalle difficoltà di tenere aperti gli spazi. «La carenza di personale è oggettiva, e c'è anche una disorganizzazione. Ma per la prima volta il ministero farà 500 assunzioni, un segnale forte, un'iniezione di fiducia verso quei giovani che scelgono Lettere e Beni culturali all'università». Il Polo museale guidato dalla Utili ha il compito di creare una rete museale in Campania. Quanto lavoro c'è da fare? «Apprezzo innanzitutto il riferimento fatto dai direttori al concetto di sistema. C'è un macrosistema Campania, con i 4 grandi musei: Capodimonte, Archeologico di Napoli, Reggia di Caserta e Paestum. E vari microsistemi da promuovere, come quello dell'Alto casertano, con i musei di Santa Maria Capua Vetere, Teano, l'anfiteatro, cui integrare il museo Campano. A fine aprile, inoltre, apre il percorso museale Velia-grotte di Pertosa». Sottosegretario Cesaro, torniamo a Napoli. Non vede un rischio di chiusura a riccio su se stessa della città? «La vicenda Bagnoli insegna che bisogna sedere sempre ai tavoli istituzionali. Saluto con favore l'idea del presidente De Luca di candidare la città alle Universiadi 2019 che, unita a Matera capitale europea della cultura 2019, offre l'opportunità di lavorare a una forte iniziativa per Napoli». Meglio pensare ai musei o a organizzare mostre e inviare opere all'estero? «Qui c'è sempre un residuo di provincialismo in agguato, dobbiamo aprirci al mondo. I capolavori napoletani e campani che possono viaggiare sulla base del parere degli esperti vanno messi con generosità a disposizione del mondo, ed è giusto chiedere contropartite per avere in visione altrettante opere d'arte. La stagione dei grandi eventi è chiusa e le mostre vanno inserite in un programma scientifico. Le mostre sono il punto di arrivo di un percorso di valorizzazione. Penso a Terrae Motus e agli spazi permanenti che riaprono come la sezione Egizia all'Archeologico». La Soprintendenza Pompei ha 2 milioni euro per aprire il museo di Stabiae e aspetta di firmare una convenzione per il Quisisana a Castellammare per partire. «Il direttore Osanna ha ragione. Per il Quisisana dobbiamo replicare quanto fatto per Carditello, un tavolo istituzionale per sbloccare museo e Scuola nazionale del patrimonio».