La città dei sassi di Scicli sta uscendo dall'oblio. Le grotte abitate fino agli anni Cinquanta sono adesso visibili. Quelle che erano le abitazioni dei dimenticati del ragusano occhieggiano di nuovo sul costone che sovrasta una delle "cave" in cui si articola la cittadina. Il quartiere di Chiafura fu per anni una delle bandiere della sinistra italiana. Un esempio del Mezzogiorno depresso che andava strappato a condizioni di vita indecorose. Nel 1954 venne persino varata una legge per consentire di dare una casa di mattoni ai suoi abitanti. La soluzione trovata fu quella di urbanizzare una intera zona di periferia dove vennero accompagnati quelli delle grotte. Curiosamente oggi i cartelli installati dal Comune parlano di "parco archeologico", ma in realtà si va ad osservare, per adesso ancora un po' da lontano, la vita quotidiana di un paio di generazioni fa. Basta allontanarsi solo poche centinaia di metri dai luoghi beneficati dal più famoso commissario televisivo per incontrare questa "altra" Scicli, dove la gente per avere l'acqua scendeva al torrente e poi tornava a ripararsi dentro il calcare. Mentre procedono faticosamente i costosi lavori per la messa in sicurezza dell'intera zona con i quattrini dell'Unione Europea, un intraprendente sciclitano, ha già sistemato la "grotta" che fu del nonno suo omonimo e lì, in pochi metri quadrati, fa rivivere il mondo della Sicilia non archeologica, ma appena passata. Carmelo Raimondo mostra il letto di paglia dei nonni e il soppalco dove dormivamo i loro figli. Tutti insieme nell'unico locale scavato nella roccia viva, che aveva quantomeno un grande vantaggio dal punto di vista dei suoi abitanti: temperatura stabile in tutte le stagioni, intorno ai 16 gradi. Una grotta, quella di don Carmelu, che in realtà si trovava nella zona privilegiata del quartiere, nel girone più basso sui sei livelli complessivi che sono stati contati. Quello che quasi si affaccia su uno dei più scenografici e imponenti monumenti religiosi della città: la chiesa di San Bartolomeo costruita proprio alla base di Chiafura, superba con la sua facciata-torre e la sua navata interna ricca di stucchi.
Viaggio nell'altra Scicli delle case-grotte il quartiere diventa museo a cielo aperto
La città di Scicli, in Sicilia, sta uscendo dall'oblio. Le grotte abitate fino agli anni '50 sono ora visibili. Il quartiere di Chiafura, una delle bandiere della sinistra italiana, era una zona depresso con condizioni di vita indecorose. Nel 1954, il Comune urbanizzò una zona di periferia, trasformando le grotte in case di mattoni. Oggi, i cartelli parlano di "parco archeologico", ma la zona è ancora abitata da persone che vivono come facevano i loro nonni. Un intraprendente sciclitano ha sistemato la sua "grotta" e la trasforma in un museo, mostrando il letto di paglia e il soppalco dove dormivano i figli.
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