DA Firenze ai confini della scultura. Riparte da uno dei grandi esponenti fiorentini della contemporaneità, ma con uno sguardo proiettato verso territori ben più lontani, il museo Marino Marini dove, sabato 27, la personale di Maurizio Nannucci "Top Hundred", rassegna di cento opere scelte fra multipli, edizioni, libri e dischi d'artista, video, riviste e documenti provenienti dalla collezione di Zona Archives e realizzate dagli anni Sessanta ad oggi, darà inizio a una nuova programmazione contrassegnata da novità e conferme: la prima incarnata da Patrizia Asproni, da pochi giorni nominata alla presidenza della fondazione guidata per diciotto anni da Carlo Sisi; le seconde da Alberto Salvadori, dal 2009 direttore artistico dello spazio di San Pancrazio. È lui a raccontarne nuovi progetti e ambizioni. Come ha visto cambiare il Marini in questi anni? «Abbiamo lavorato affinché il museo potesse costruirsi un'identità e iniziasse ad esistere sulla mappa del mondo dell'arte: non solo ci siamo riusciti ma quel nome, oggi, è segnato in grassetto. Il Marini è l'unica istituzione fiorentina inserita nell'Amaci, l'associazione dei musei di arte contemporanea italiani, e dal 2009 non ha mai vissuto un momento di pausa nella produzione di mostre, unica realtà cittadina del contemporaneo a poter vantare questa continuità. Lavoriamo consapevoli di ciò che Firenze rappresenta agli occhi del mondo e in questo senso l'operazione più importante è stata la riapertura della Cappella Rucellai col tempietto di Leon Battista Alberti, esempio sofisticatissimo di architettura rinascimentale nel quale abbiamo inserito distillati di arte contemporanea». E come cambierà in futuro? «Oggi, con Patrizia Asproni, la sfida è portare il museo in una fase successiva. Crediamo nelle collaborazioni, e vorremmo continuare a muoverci lungo quell'asse naturale che ci collega con il Museo Novecento e con Palazzo Strozzi, con cui a breve partirà un importante progetto. Ma ci auguriamo anche un rapporto più stretto con Palazzo Vecchio, che è nostro stakeholder». Su cosa verteranno le prossime mostre? «Il 27 riprendiamo la programmazione con la mostra di Maurizio Nannucci, in collaborazione col Museion di Bolzano. Il 12 marzo, inaugureremo la prima personale italiana di Tony Lewis, artista afroamericano ventottenne, allievo di Rashid Johnson, che vive e lavora a Chicago e presenterà, come è nostra tradizione, una serie di lavori concepiti per gli spazi del museo. La sua mostra si collegherà inoltre, il 19 marzo, a una lectio sulla diaspora afroamericana organizzata dalla New York University. Poi a giugno, sarà la volta di un artista libanese, Rayyane Tabet, libanese, che è stato premiato alla Biennale di Sharjah e, a fine anno, di un progetto speciale dedicato alla Cappella Rucellai. L'idea è proseguire nel nostro percorso di ricerca sui confini della scultura, anche da un punto di vista geografico, attraverso l'indagine di culture altre». Le ultime mostre hanno evidenziato la volontà di collaborare con giovani curatori. «Mi piace pensare al Marini come a una palestra per giovani professionisti e creativi e, al tempo stesso, come a una vecchia bottega artigiana fiorentina, dove tutti possono imparare a fare tutto».
Per il Museo Marini una nuova stagione ai confini della scultura
Il museo Marino Marini di Firenze ha iniziato una nuova programmazione con la personale di Maurizio Nannucci "Top Hundred", che rassegna cento opere scelte dalla collezione di Zona Archives. La mostra è stata inaugurata il 27 settembre e sarà seguita da altre mostre, tra cui una personale di Tony Lewis, artista afroamericano, e un progetto speciale dedicato alla Cappella Rucellai. Il museo ha lavorato per costruire un'identità e per essere inserito nell'Amaci, l'associazione dei musei di arte contemporanea italiani. La direzione artistica del museo è stata affidata a Alberto Salvadori, che ha raccontato di nuovi progetti e ambizioni per il museo.
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