Ci sono decine di progetti che avrebbero potuto disegnare il futuro di una Sicilia moderna e che invece si sono rivelati l'emblema di un colossale spreco. Sessanta milioni di euro bruciati per progetti informatici pagati ma mai utilizzati: non completati, non collaudati oppure abbandonati. Lo scandalo chiama a pesanti responsabilità la Regione che ha dirottato un enorme volume di finanziamenti sulla sua azienda informatica, e sul socio privato in particolare, ma poi non ha fatto nulla per portare al decollo le iniziative. Tra le incompiute di Sicilia e-Servizi, finanziate a partire dal 2005, le prenotazioni online dei biglietti dei musei, la consultazione sul web di pagelle e registri scolastici da parte dei genitori, la tracciabilità col telefonino dei prodotti in vendita nei supermercati IL DOSSIER ANTONIO FRASCHILLA EMANUELE LAURIA Quei progetti potevano scrivere un pezzo di futuro della Sicilia. Sono diventati l'emblema di un colossale spreco: 60 milioni di euro bruciati per progetti informatici pagati regolarmente ma mai utilizzati. Non completati, ultimati ma non collaudati oppure attuati e poi abbandonati. Uno scandalo che chiama a pesanti responsabilità una Regione insipiente, che ha dirottato una quantità di finanziamenti mai visti prima sulla sua azienda informatica, e sul socio privato in particolare, ma in seguito non ha fatto nulla per portare al decollo le iniziative profumatamente rimborsate. Ecco l'elenco delle incompiute di Sicilia e-Servizi, figlie di un'amministrazione che ha trasportato nell'era della new economy tutto il suo antico bagaglio di sperperi e inefficienza. Se si fosse realizzato tutto ciò che è stato finanziato dal 2005, oggi i turisti potrebbero prenotare online i biglietti dei musei, i genitori potrebbero consultare sul web le pagelle scolastiche e i registri di classe dei propri figli, i clienti di un supermercato potrebbero "leggere" col proprio telefonino la provenienza dei prodotti sui banconi. Solo per fare tre esempi di sistemi pagati e non sviluppati. È una triste fiera dei sogni, quella che segue, è lo scialo 2.0. Come sarebbe bella una regione con la telemedicina, con la possibilità per i pazienti dei luoghi più remoti, o delle isole minori, di spedire telematicamente esami climici e referti e far sì che più specialisti, sempre per via informatica, si consultino per giungere a diagnosi e terapie. Esisteva un progetto, per fare tutto ciò, aveva l'acronimo Sett (servizio di teleformazione e telemedicina), è costato due milioni e mezzo e non è mai diventato operativo. Concluso e non collaudato. E come sarebbe moderna una regione che permettesse l'emissione di certificati in via telematica con il semplice sforzo, per i cittadini, di usare la propria tessera sanitaria. Se funzionasse il "card management system", questa chance sarebbe realtà: invece rimane una suggestione finora pagata un milione di euro. Pensate all'efficienza e alla trasparenza di un'amministrazione che mettesse a disposizione, in un'unica banca dati visibile al pubblico, lo stato di avanzamento e gli intoppi di tutte le opere pubbliche siciliane: il sistema informativo telematico degli appalti regionali (Sitar) consentirebbe davvero questo balzo in avanti. Ma sono serviti 860 mila euro per non far funzionare un programma che, nel frattempo, è stato soppiantato da un altro (gratuito ma meno sofisticato) fornito dalla Regione Toscana. Come sarebbe efficiente e sicuro un monitoraggio costante del trasporto su gomma, che poi sarebbe un radar che segnala la posizione di tutti i pullman che viaggiano in Sicilia grazie anche ai contributi pubblici. Il progetto sperimentale è durato il tempo di pochi mesi: testato e rimesso nel cassetto. Dopo essere costato 3,6 milioni di euro. L'e-learning, che avrebbe dovuto formare online i dipendenti regionali, e l'e-procurement, il software per gli acquisti elettronici, sono rimasti semplici abbozzi costati un paio di milioni di euro. Il filo che collega le incompiute informatiche conduce al progetto sulla tracciabilità dei prodotti agricoli, ovvero la «digitalizzazione della filiera agroalimentare»: progetto concluso ma non collaudato. Non funzionante, anch'esso, malgrado una spesa di 1,3 milioni di euro. Quel filo porta, ancora, al «sistema avanzato di connettività nella scuola» che metterebbe in relazione via Internet presidi, insegnanti e genitori (500 mila euro) e accompagna davanti al miraggio dei biglietti dei musei prenotabili online. Un miraggio costato quattro milioni di euro. Il tema delle adozioni è attualissimo. La Regione lo ha affrontato già qualche anno fa, con un progetto che mette in rete tribunali, Asp e Comuni e che standardizzando le domande per le valutazioni garantisce un confronto equo per le coppie di aspiranti genitori: 2,8 miloni il costo per un programma che ora è fermo. E ancora: fra i progetti finanziati e non collaudati c'è quello sul demanio marittimo, che realizza una banca dati di tutte le novemila concessioni di lidi e stabilimenti, che per ora danno vita a una opaca giungla di carte. Spesi inutilmente 2,5 milioni di euro. Dietro ogni sigla c'è uno spreco. Prendete il Sitr, il sistema informativo territoriale regionale, una monumentale mappatura dell'Isola, di aree edificabili e no, un forziere che contiene solo per fare un esempio emblematico l'anagrafe di tutti i numeri civici siciliani che sarebbe utile alle amministrazioni ai fini dell'applicazione corretta della tassa sui rifiuti. C'è questa sfilza di desiderata ad alto costo dietro la guerra di Sicilia e-Servizi. Perché i fondi spesi a palate, e finiti nelle casse dell'ex socio privato (che vanta ancora crediti milionari), non hanno prodotto iniziative funzionanti? Sicilia e-Servizi viene indicata come un carrozzone, ma chi la dirige, l'ex pm Antonio Ingroia, fa notare che molto spesso i progetti non partono perché manca la certificazione da parte della Regione. L'ufficio informatico retto dal dimissionario Maurizio Pirillo conta 90 dipendenti ma, da quando è stato istituito nel 2010, non ha fatto alcuna verifica. Il dirigente chiede da tempo una riorganizzazione dell'ufficio, ma sullo sfondo fa capolino anche un problema di responsabilità: quale professionista si assumerebbe, a fronte di compensi limitati, l'onere di certificare il buon funzionamento e la congruità di progetti che valgono decine di milioni di euro? Di certo, con il veloce passare del tempo nell'era informatica, molti dei "gioielli" di Sicilia e-Servizi sono diventati obsoleti. La grande scommessa, dicono in molti, è già persa. Mentre attorno alla società che avrebbe dovuto portare la Sicilia nel futuro si continua a litigare.
Informatica bluff ecco i progetti pagati 60 milioni e mai realizzati
La Regione siciliana ha speso 60 milioni di euro in progetti informatici che non sono stati completati o utilizzati. Tra questi, ci sono progetti come la telemedicina, la tracciabilità dei prodotti agricoli e la digitalizzazione della filiera agroalimentare. Questi progetti sono stati finanziati dal 2005 e hanno costato una somma totale di oltre 100 milioni di euro. La Regione ha dirottato i fondi su una sua azienda informatica, ma non ha fatto nulla per portare al decollo le iniziative. I progetti sono stati conclusi e non collaudati, e alcuni di loro sono stati abbandonati. La Regione è stata accusata di aver trasportato nell'era della new economy tutto il suo antico bagaglio di sperperi e inefficienza.
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