LUOGOSANTO Il palazzo di Baldu a Luogosanto è diventato, anno dopo anno, il polo vitale sul quale costruire una ricerca territoriale estesa e nella quale inserire i diversi elementi ricollegabili al Medioevo, ma non solo, presenti nel territorio. Gli esiti delle ricerche - presentate qualche giorno fa in paese - non escludono che possa essere veritiera la tradizione che, almeno in una sua fase, accosta il Palazzo di Baldu alla figura di Ubaldo Visconti, importante membro della nobile casata pisana, che nella prima metà del XIII secolo fu Giudice di Gallura. Sabato scorso il piccolo pubblico della grandi occasioni nella sala consiliare di Luogosanto si è dato appuntamento per parlare delle prospettive di sviluppo a partire dal patrimonio archeologico. Erano presenti il sindaco Agostino Pirredda, Mario Pruneddu (incaricato dall'amministrazione a seguire le attività in corso nell'area di Baldu), Vittorio Angius, cartografo e sostenitore, dall'interno della precedente amministrazione, dei progetti basati sul patrimonio culturale e ambientale del centro gallurese, Angela Antona, per decenni responsabile della Soprintendenza archeologica e madrina del progetto archeologico del Palazzo di Baldu. A tracciare un quadro del sito, il responsabile degli scavi, Fabio Pinna, docente di archeologia medievale all'Università di Cagliari che, insieme ai suoi collaboratori e una vivace squadra di studenti, ha condotto in questi anni le ricerche nel sito e nel territorio di Luogosanto, sostenuto anche da volontari locali. Un piccolo miracolo quello compiuto in questi anni, con poche risorse economiche e una forte volontà dei soggetti promotori (Comune, Soprintendenza, Università) che hanno creduto che quel rudere sopravvissuto nelle campagne, vicino alla chiesetta di Santo Stefano, meritasse di diventare uno polo identitario della comunità del paese. Senza che sia ancora stata messa a punto una specifica promozione, il sito diventa anno dopo anno una meta turistica molto frequentata. «Il rudere, grazie agli scavi, si è rivelato il cuore di un insediamento composito che, nel corso del Medioevo, ha dialogato, grazie al suo ruolo di rilievo nel giudicato di Gallura, con le istituzioni e i mercanti delle Repubbliche di Pisa e Genova, ma anche con i più distanti territori della penisola iberica e dell'Oriente mediterraneo», ha spiegato l'archeologo Pinna. Gli archeologi, hanno trovato i resti di una lampada con iscrizioni in arabo, prova dei rapporti commerciali dei sardi con il Medio Oriente.