Oltre duecento reperti (237 per l'esattezza) di epoca romana e longobarda recuperati e due codroipesi di 30 e 35 anni, due insospettabili, denunciati per violazione delle norme che regolano le ricerche archeologiche e la detenzione di beni culturali. Questo il bilancio dell'operazione condotta negli ultimi giorni dai carabinieri della Compagnia di Udine e partita nella notte tra giovedì e venerdì della scorsa settimana grazie a segnalazioni giunte dalla popolazione. Un'attività che ha consentito di recuperare un vero e proprio tesoro, almeno stando alle prime analisi degli esperti. Il valore dei reperti, tuttavia, non è ancora stato quantificato. Verso le 22 del 18 febbraio alla centrale operativa del 112 sono arrivate due diverse chiamate: erano cittadini allarmati che segnalavano la presenza di due persone sospette "armate" di piccone non lontano dal sito di Gradiscje di Codroipo che si trova all'inizio della fascia delle risorgive, immediatamente a Sud dell'abitato di Codroipo (nei pressi del campo sportivo). Sul posto é stata mandata una pattuglia della stazione di Campoformido che, in quel momento, era la più vicina. I militari, come hanno spiegato in conferenza stampa il comandante della Compagnia di Udine, maggiore Alberto Graná e il comandante della stazione di Campoformido, maresciallo aiutante Giovanni Sergi, hanno rintracciato due persone che avevano in mano non un piccone (come era sembrato ai testimoni per via del buio e della lontananza), bensì un metal detector. I carabinieri hanno quindi capito di non trovarsi di fronte a due "topi d'appartamento" (come invece temevano i cittadini) e hanno voluto vederci più chiaro. Hanno fatto domande specifiche e i due un operaio rimasto da poco senza lavoro, il trentacinquenne e un impiegato, il trentenne hanno spiegato di essere appassionati di archeologia. Uno dei due ha anche aggiunto di avere alcuni oggetti di possibile interesse storico a casa. A quel punto i carabinieri udinesi hanno attivato i colleghi del Reparto tutela patrimonio di Venezia e, contestualmente, hanno richiesto alla Procura della Repubblica di Udine i decreti per poter perquisire le abitazioni dei due. Le ispezioni sono poi scattate sabato mattina. A casa del trentacinquenne, esposti in uno scantinato, sono stati trovati 237 reperti tra cui monete, fibule, anelli, pezzi di mosaico, parti di laterizi, un pettine in ferro (si ritiene di epoca longobarda) e altro ancora. Tutto il materiale è stato sequestrato per essere sottoposto a ulteriori accertamenti. Se dovesse risultare (e questa è l'ipotesi dei carabinieri) di interesse storico-culturale il detentore potrebbe passare dei guai. La norma che regola il possesso di beni culturali, il decreto legislativo 422004, all'articolo 175 ("Violazioni in materia di ricerche archeologiche"), infatti, prevede l'arresto fino ad un anno e l'ammenda da 310 a 3.099 euro, mentre la violazione dell'articolo 176 ("Impossessamento di beni culturali appartenenti allo Stato") comporta la reclusione fino a tre anni e una multa da 31 a 516 euro. Per questo i carabinieri hanno ricordato che il rinvenimento fortuito di qualsiasi reperto archeologico o altro bene culturale va dichiarato entro 24 ore alla Soprintendenza o alle Autorità di pubblica sicurezza. «Chi ha in casa oggetti, magari trovati da qualche familiare ha sottolineato il maggiore Graná rischia in prima persona una denuncia penale». L'indagine ora prosegue. Resta da chiarire da dove provengano gli oltre duecento reperti e in quanto tempo siano stati accumulati. Gli investigatori non possono escludere, infatti, che quei 237 reperti siano il frutto di sopralluoghi in altre zone di interesse storico.